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3:20 pm - venerdì Agosto 23, 2019

Suicidio assistito: ecco la risposta alla Consulta

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I dettagli sulla legge che il Parlamento sta preparando entro il 24 Settembre

Un governo di tregua sui temi etici. Così un anno fa è stato definito l’attuale esecutivo giallo-verde.

Da una parte la componente 5Stelle, più orientata a seguire un’agenda radicale, dall’altra quella leghista, maggiormente sensibile ai temi della difesa della vita e della famiglia. Tregua che spesso si è retta su un filo, sempre in procinto di spezzarsi a causa delle forze più centrifughe dei due partiti. Tregua che in questi caldi mesi che ci separano dal 24 settembre, data entro la quale il Parlamento è chiamato dalla Consulta a legiferare sul tema del fine vita, potrebbe apparire quanto mai fragile. Se reggerà o meno a questo nuovo stress test, potremmo scoprirlo già domani, quando nel pomeriggio è prevista una nuova riunione del Comitato ristretto delle commissioni Affari sociali e Giustizia della Camera. In quella occasione dovrebbe delinearsi il progetto di legge che le due forze hanno intenzione di sottoporre ai voti.

Cosa emerge
“La scorsa settimana, nell’ultima riunione del Comitato ristretto – racconta ad In Terris Antonio Palmieri, deputato di Forza Italia – il relatore della legge, Giorgio Trizzino, del M5s, ha detto che sarà tolto dalla legge ogni riferimento all’eutanasia”. E allora su cosa si concentrerebbe la misura? “Sulla modifica dell’art. 580 del codice penale, l’aspetto del suicidio assistito”, risponde il forzista. Si tratterebbe, da ciò che filtra, di un’attenuazione dell’entità della pena per i familiari che aiutano una persona in stato di malattia irreversibile “ad avvicinare la propria fine”, dichiara Palmieri, il quale aggiunge che questo sarebbe un punto che troverebbe gli esponenti delle varie forze politiche del Comitato d’accordo. “La norma va comunque scritta accuratamente – precisa il deputato azzurro -, vanno delimitati i casi alle situazioni di sofferenza non più tollerabili”. Una norma che cancella con un tratto di penna il riferimento all’eutanasia sarebbe un dietrofront dei 5Stelle piuttosto sorprendente. Palmieri sottolinea che gli esponenti del Movimento “nella scorsa legislatura erano dichiaratamente favorevoli all’eutanasia, però sono cambiate le persone” e, inoltre, anche il “governo di tregua” ha mitigato la loro spinta radicale. Va però ricordato, tuttavia, che oltre alla legge a firma di Trizzino alla Camera (dove giacciono anche quelle di LeU, dell’ex esponente pentastellato Andrea Cecconi, oggi passato nel Misto, e una di iniziativa popolare), in Senato ne è stata depositata una dal 5Stelle Matteo Mantero, che ha avuto adesioni del Pd, di Forza Italia e (fatto molto significativo) non dalla Lega.

Trizzino: “Lavoriamo per una sintesi”
A proposito di quest’ultima “si tratta di una proposta della scorsa legislatura”, taglia corto Trizzino, interpellato da In Terris. L’esponente 5Stelle sembra dunque confermare l’avviso di Palmieri, ossia che il Movimento ha un orientamento più prudente sui temi sensibili rispetto alla scorsa legislatura. “Siamo tutti d’accordo – prosegue – a lavorare esclusivamente su una modifica dell’art. 580 sull’aiuto al suicidio assistito, ci sono sensibilità diverse sia in Parlamento sia nel governo ed è quindi giusto così. Stiamo lavorando per trovare una sintesi”. L’intento – prosegue l’esponente pentastellato – è “non accanirsi verso chi accompagna l’ultimo tratto estremo di vita di un proprio familiare”. Ergo, una nuova definizione, più soft, del reato di aiuto al suicidio. Per Trizzino, che è anche medico, “la Consulta dovrebbe ritenersi soddisfatta” di un intervento legislativo che modifichi soltanto l’art. 580 del codice penale, “perché del resto è ciò che ci chiede”. In realtà, i giudici della Corte costituzionale nella loro ordinanza fanno diversi riferimenti anche alla legge 219 del 2017 sul biotestamento. “Ma su quella legge – chiosa Trizzino – non abbiamo intenzione di intervenire, perché si tratta di una norma che ha trovato convergenza e che nessuno vuole cambiare”. Ora non resta che aspettare. Oggi si avrà un primo riscontro dalla riunione del Comitato ristretto, poi il 26 giugno è previsto l’approdo in aula.

E l’obiezione di coscienza?
Chi guarda con occhio particolarmente attento a quanto avviene in Parlamento è la galassia del Family Day, il cui presidente Massimo Gandolfini è intervenuto in audizione nei mesi scorsi. Quest’ultimo, contattato da In Terris, ha ribadito la ferma opposizione ad ogni cedimento all’eutanasia. “Se così sarà, daremo battaglia”, promette. E aggiunge: “Va bene un ritocco dell’art. 580 per attenuare la pena nei confronti dei familiari, ma deve essere sempre sottolineato che indurre una persona al suicidio è un reato; che non passi un messaggio diverso da questo”. Il neurochirurgo bresciano ci tiene poi a sollevare una questione cara ai medici cattolici, quella dell’obiezione di coscienza. “Non è tollerabile che in Italia sia garantita l’obiezione di coscienza per la sperimentazione animale e non lo sia per l’interruzione delle cure a una persona malata”, tuona. E aggiunge: “Obiezione di coscienza che va garantita non solo per i singoli operatori sanitari, ma anche per le strutture”. Questo è un altro punto su cui il Family Day non è disposto a cedere.

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