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8:00 pm - mercoledì Giugno 26, 2019

Massa,Un giro di soldi da cinque milioni di euro: partito il processo a Don Euro. La difesa chiede perizia psichiatrica

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Rivelazioni choc nelprima udienza del processo a Luca Morini, noto come Don Euro, che si è aperto stamani, nel tribunale di Massa, nell’aula del giudice Ermanno De Mattia. Presenti in aula solo gli avvocati dei due imputati Morini ed Emiliano Colombi Giovanna Barsotti per il primo e Giuseppe Del Papa e Cristina Babboni per Colombi.

Per la parte offesa era presente l’avvocato Luca Benedetti in rappresentanza di Francesco Mangiacapra e degli escort truffati da Morini e il Pubblico Ministero Alessandra Conforti.

Dopo la constatazione, da parte del giudice, dell’assenza di denunce da parte delle persone offese per i reati procedibili solo per querela, De Mattia ha eliminato dai capi di imputazione a carico del Morini tutte le voci relative alle truffe finalizzate alle estorsioni, nonostante la richiesta della Conforti di procedere in ordine anche a quei reati.

Il pubblico ministero ha poi chiesto di ammettere tra i testimoni dell’accusa sia Emiliano Colombi, sia il vescovo Giovanni Santucci, uscito dal processo in cui era imputato per truffa e appropriazione indebita solo grazie alla variazione della norma che ha imposto, per alcuni reati, tra i quali quelli a lui ascritti, la querela di parte per poter procedere. Sempre dalla Conforti è arrivata la richiesta di una perizia sulle intercettazioni telefoniche e ambientali relative a Morini, che è stata accordata, mentre l’avvocato Barsotti ha ottenuto dal giudice la perizia psichiatrica sul suo assistito.

Ma i primi sussulti di quello che si annuncia un processo particolarmente “scottante” per le implicazioni morali connesse alla condotta del principale imputato rispetto al ruolo religioso che rivestiva, sono arrivati con il primo degli oltre novanta testimoni citati dalla dottoressa Conforti. Il luogotenente dei carabinieri Alessandro Schiffini ha raccontato in una lunga deposizione, in risposta alle domande della dottoressa Conforti, molti particolari finora non conosciuti sulla vicenda di Don Euro che per mesi è stata al centro delle cronache locali e nazionali.

Schiffini in qualità di carabiniere del Nucleo Investigativo della caserma di Massa, ha preso parte a tutte le indagini sul caso a partire dal suo primo apparire ed ha ricordato che l’attenzione su Morini è partita in seguito alle immagini contenute dal primo servizio delle Iene, la trasmissione di Italia 1, che mostravano l’allora ancora parroco di Caniparola in una camera di un hotel di lusso, in compagnia di due ragazzi escort con i quali stava consumando droga. “Abbiamo subito fatto partire un’indagine a 360 gradi – ha spiegato Schiffini – ascoltando tutti i testimoni che ruotavano intorno alla parrocchia nella quale Morini era reggente e attivando le intercettazioni telefoniche e ambientali. Da subito avevamo avuto sentore di rapporti non chiari tra Morini e il vescovo Santucci perché, pochi mesi prima, l’intero consiglio parrocchiale che abitualmente aiutava il parroco nella gestione amministrativa dei conti della chiesa di Caniparola, si era dimesso in blocco scrivendo una lettera al vescovo nella quale veniva segnalata una gestione assai anomala delle entrate della chiesa, oltre che frequenti inspiegabili sparizioni del Morini che si allontanava per giorni, facendosi venire a prendere da un’auto di lusso con autista e vetri oscurati.” . Schiffini ha rivelato di aver trovato le prove che dimostrano che Don Morini aveva accentrato nelle sue mani tutto l’aspetto finanziario della sua parrocchia, cionondimeno continuava a lamentare mancanza di soldi facendosi pagare anche due volte le bollette della chiesa. Dalla testimonianza del carabiniere è emerso il quadro di un modus operandi – quello di Morini – volto solo alla richiesta di denaro presso i fedeli più disponibili che l’ex prete ha portato avanti per tutti i 26 anni del suo sacerdozio. Alcune testimonianze raccolte dai carabinieri, infatti, risalgono ai primi tempi del cammino religioso di Morini, quando era stato assegnato alla parrocchia di Avenza e quando nacque il soprannome che ormai lo contraddistingue: “ Don euro”. “ Usava qualsiasi strumento per accaparrarsi soldi chiedendoli per inesistenti famiglie in difficoltà di sua conoscenza – ha detto Schiffini – Aveva affinato la sua tecnica ed aveva un elenco di aziende locali a cui ogni anno, a Natale andava a chiedere contributi economici che gli venivano elargiti sotto forma di bonifici o assegni.” . Schiffini ha spiegato che Morini aveva una posizione privilegiata presso la banca Cassa di Risparmio di Lucca e Pisa nella quale, non solo aveva aperto il suo conto, ma aveva anche fatto aprire il conto alla parrocchia che gestiva, a suo padre e ad Emiliano Colombi che, succube di Morini, spesso si prestava ad incassare gli assegni delle donazioni e a rigirarli sul conto di Morini. Nell’urgenza di ripulire i soldi che si faceva dare dai parrocchiani, Morini ha comprato anche una casa nel suo paese d’origine: Vecchiano, in provincia di Pisa, giustificando l’acquisto, costato 300mila euro, come dimora da assegnare a suo padre, salvo poi rivenderla senza che il padre l’avesse mai neanche vista, adducendo poi l’entrata della vendita della casa come frutto della liquidazione di suo padre.

Schiffini ha raccontato che i carabinieri hanno potuto ricostruire con certezza tutti i movimenti bancari del Morini degli ultimi dieci anni e che da questi è emerso un giro di soldi per quattro o cinque milioni di euro. Anche la presenza di ben 120 mila euro in diamanti nel conto di Morini altro non sarebbe che una tecnica di autoriciclaggio del denaro illecitamente acquisito dall’ex prete. Nel solo periodo dal 2005 al 2008 risultano tracciate spese per un milione e mezzo di euro, alle quali vanno aggiunti i contanti per le spese spicciole che Morini teneva abitualmente nel borsello sequestrato dai carabinieri, e che, in media, ammontavano a ottomila euro.

Il racconto di Schiffini ha toccato anche il reato di estorsione nei confronti del vescovo che in due mesi del 2016 gli fece bonifici per 4500 euro, la storia della villetta da 220 mila euro comprata apposta dal vescovo per lui dopo lo scoppio dello scandalo con le utenze a carico della Curia ed anche gli 800 euro mensili in nero che il vescovo mandava a Morini, tramite il suo segretario Davide Finelli, per pagare la donna di servizio. Nell’indagine anche gli interrogatori di ben 200 escort con i quali Morini aveva intrattenuto rapporti e il presunto ricatto con il quale l’ex prete faceva leva sul vescovo: un misterioso dossier con tutti i segreti dei preti della diocesi apuana che, di fatto, non è mai stato ritrovato nelle due perquisizioni che i carabinieri hanno fatto nell’abitazione e nella cantina della villetta in cui vive Morini. Schiffini ha raccontato anche della scena isterica con la quale Morini cercò di impedire la perquisizione della cantina chiedendo di poter parlare con il vescovo per intimargli di riferire al procuratore Giubilaro quanto stava accadendo affinchè intervenisse per impedirlo e degli abituali incontri che il vescovo faceva in Curia o in Procura con lo stesso procuratore. Tra i molti particolari segnalati da Schiffini anche quello della possibilità, per il vescovo di attingere ai conti della chiesa, della Caritas e di altri fondi religiosi per rispondere alle richieste di Don Euro, senza risultare come autore del prelievo, provvedendo, tuttavia, a far spostare dal suo conto personale cifre a coprire ciò che veniva tolto per Morini.

Quattro i capi d’accusa ancora in piedi per Morini: sostituzione di persona, autoriciclaggio, estorsione e consumo e induzione al consumo di droga.

Il processo riprenderà il 17 luglio con la prosecuzione dell’ascolto dei testimoni dell’accusa: prevista la presenza di alcuni degli escort che ebbero frequentazioni più strette col Morini. Già fissata anche l’udienza successiva che sarà il 4 settembre.

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