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4:19 pm - martedì Settembre 17, 2019

MASSA,Eccidio di Forno celebrato (con proteste) il 75esimo anniversario

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Quella stele la butteremo nel Frigido”. “Persiani non è il nostro sindaco”.

Sono solo alcune delle dichiarazioni che l’Anpi, l’Associazione nazionale partigiani d’Italia sezione locale Patrioti Apuani, aveva riservato nei mesi scorsi all’amministrazione comunale di centro-destra di Francesco Persiani. La rottura a seguito del posizionamento della stele dedicata ad Ubaldo Bellugi, il 21 aprile scorso. Ma a quanto pare, quello ormai è il passato.

In occasione del 75esimo anniversario dell’eccidio di Forno, le due istituzioni si sono sedute fianco a fianco per ricordare le 68 vittime della carneficina nazifascista. Tutto è apparentemente tranquillo, anche se qualche stonatura si percepisce già da alcuni interventi delle autorità. Stefano Alberti in rappresentanza della Provincia di Massa-Carrara, ha preso la parola per sottolineare che: «Una delle cose che ho sempre pensato del sistema fascista-nazista è che non ha provocato una guerra civile, ma ha realizzato una guerra contro i civili. Ed è per questo che dobbiamo fare attenzione al revisionismo strisciante che pretende di fare distinzioni fra un fascismo di prima e uno di dopo. Forno è l’esempio che il fascismo è stato sin dal suo inizio un sistema violento, lo testimonia la storia di ciò che è avvenuto alla Casa del popolo. Colgo l’occasione per chiedere più impegno per valorizzarla». Anche l’assessore della Regione Toscana, Marco Remaschi, come Alberti, ha posto l’accento sul ruolo della popolazione civile durante il biennio ’43-’45, quando ci fu la «ritirata aggressiva tedesca». «I partigiani erano avversi alla dittatura. E come loro una rete di oppositori, che li sostennero. E non dimentichiamoci il volto dell’”altra resistenza”, quella di circa 55 mila militari italiani che si rifiutarono di aderire al movimento sociale. Va tenuto ben stretto fra le mani quel filo che lega memoria e storia, per impedire che il passato diventi un paese straniero».

Alla giornata dedicata al ricordo delle 68 vittime dell’eccidio c’erano, come ogni anno, le autorità politiche, civili e militari. In prima fila il sindaco di Massa accompagnato dall’assessora Veronica Ravagli e da alcuni consiglieri comunali, oltreché dalla delegata alla montagna Giorgia Garau. I rappresentanti dell’Anpi Oliviero Bigini, Nino Ianni, Piercarlo Albertosi e Lucia Del Giudice. Presenti anche il questore Giuseppe Ferrari, il colonnello dei Carabinieri Massimo Rosati e il comandante della capitaneria di porto, Maurizio Scibilia. Hanno partecipato alla messa solenne che è stata celebrata dal vescovo di Massa Carrara, Giovanni Santucci e hanno sistemato delle grandi corone d’alloro nei pressi dei tanti cippi che si trovano lungo la strada che porta sulle montagne apuane. Il sindaco di Massa ha ricostruito il susseguirsi degli eventi che hanno caratterizzato quel giugno del ’44. «Ho voluto assumermi l’onore e l’onere dell’orazione ufficiale per segnalare in maniera forte la mia vicinanza ai fatti che sono successi». E alle persone che li hanno vissuti: «Vorrei ricordare Marcello Garosi, esempio di altruismo, Don Vittorio Tonarelli, che si è confrontato con i nemici, Ciro Siciliano. Ma anche i partigiani Ugo Tazzini, oggi presente, e Silvio Balderi». L’Anpi non è intervenuta.

È nel momento dello spostamento del corteo, diretto al cimitero di Forno, che emerge la posizione di una parte di cittadini che hanno seguito la cerimonia da lontano, lasciando gran parte delle sedie a disposizione dei presenti, vuote. Spiegano che si erano allontanati per una precisa questione politica: “non diamo ascolto a chi è stato sordo alle nostre richieste di non dedicare un monumento ad un fascista”. E bando alle formalità, il gruppo di dissidenti, una trentina di persone, si piazza all’inizio del corteo. In testa, prima di tutti i gonfaloni della provincia, con una bandiera rossa, che spiegano, è quella storica della sezione Parodi di Forno. Si avviano dentro il paese e all’altezza della Casa Socialista, le autorità presenti sono state sorprese da striscioni con scritte le parole di Bella Ciao, suonata a più riprese dalla banda Guglielmi, e un cartello di critica al sindaco. Evidentemente la stele dedicata al fascista-poeta Ubaldo Bellugi, non è un fatto passato.

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