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1:52 am - martedì Ottobre 15, 2019

L’INQUINAMENTO ACUSTICO E GLI EFFETTI SULL’UDITO E SULLA SALUTE

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Per rumore si intende un suono non desiderato, privo di informazioni utili per l’uomo, che induce sensazioni fastidiose e sgradevoli fino a provocare, in particolari condizioni, effetti sanitari gravi ed irreversibili sia sull’apparato uditivo che sull’intero organismo.

Il rumore è oggi il principale fattore di inquinamento di natura fisica e rappresenta un problema di grande importanza economica e sociale sia per il numero dei soggetti esposti che per gli effetti da questo provocati sulla salute umana.

La situazione nel mondo, in Europa e in Italia

Si stima che nei paesi dell’OCSE più di 150 milioni di persone siano esposte a livelli di rumore superiori ai 65 dB(A) indicati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come soglia di sicurezza. Secondo il primo rapporto sull’ambiente europeo dell’Agenzia Europea per l’Ambiente (EEA, 1995) nel continente europeo 113 milioni di persone sono esposte a livelli sonori eccedenti i 65 dB(A), mentre a livelli eccedenti i 55 dB(A) sarebbero esposti 450 milioni di persone (65% della popolazione europea). Lo stesso rapporto indica in 65 dB(A) il livello massimo diurno ammissibile in ambiente esterno per garantire condizioni accettabili di comfort negli ambienti interni, proponendo per le aree residenziali di nuova edificazione un livello ambientale esterno non eccedente i 55 dB(A).
Il secondo Rapporto dell’Agenzia Europea conferma la gravità del fenomeno, che sarebbe particolarmente concentrato nelle aree urbane dove la popolazione risulta esposta anche a livelli superiori ai 75 dB(A), limite da considerarsi inaccettabile in quanto il suo superamento prolungato può determinare l’insorgere di patologie a carico dell’apparato uditivo.
Circa 9,7 milioni di persone in Europa sono esposte a livelli inaccettabili di inquinamento acustico (superiori a Leq di 75dB(A) nelle 24 ore).

In Italia la soglia dei 65 dB(A) è superata in quasi tutte le città e si stima che più il 72% della popolazione sia esposta a livelli di rumore superiori ai limiti massimi stabiliti dalla normativa vigente.
Il traffico stradale è la principale fonte di rumore seguito dal rumore prodotto dai “vicini di casa”, dai cantieri, dalle attività produttive in genere, dagli aerei, dalle ferrovie ed altro.
Il traffico non è tuttavia segnalato come principale fonte di disturbo infatti la maggioranza degli esposti dei cittadini sono riferiti al rumore prodotto da condizionatori e frigoriferi, dalle attività musicali (discoteche) e dalle attività industriali ed artigianali (fonte: comune di Roma).

Gli effetti

Il rumore può provocare vari effetti dipendenti dal tipo (pressione, frequenza), dalla durata e dal periodo di esposizione ma anche dalla particolare suscettibilità della popolazione esposta.
In particolare i bambini appaiono una categoria a maggior rischio, soprattutto nella fase dell’acquisizione del linguaggio, insieme ai ciechi, agli affetti da patologie acustiche e ai pazienti ricoverati negli ospedali.

Le reazioni al rumore non dipendono però solo dalla tipologia ma anche dalle condizioni nelle quali il rumore si produce. Così, un rumore improvviso è più disturbante perché percepito come un allarme (una porta che sbatte, un vetro che si rompe), mentre un rumore continuo e stazionario è meglio tollerato (il frigorifero, la TV in sottofondo), un rumore giudicato “necessario” è meglio tollerato di uno considerato inutile; un rumore prodotto in un contesto di quiete è più disturbante (sgocciolamento da un rubinetto di notte).

La risposta di ciascun individuo è poi, specie ai livelli di inquinamento urbano, grandemente influenzata da fattori legati sia a determinate caratteristiche del soggetto che sente il rumore e sia a fattori circostanziali, cioè dipendenti dalle occasioni di esposizione, e spiega perché le persone possono avere diverse reazioni allo stesso rumore. L’abitudine ad un certo tipo di rumore può portare ad una maggiore sopportazione del rumore stesso ma non evita comunque a chi lo subisce i danni fisiologici conseguenti.

I principali effetti uditivi ed extrauditivi dell’esposizione al rumore sono i seguenti (fonte: Agenzia Europea per l’Ambiente):
– fastidio
– interferenza con la comunicazione vocale;
– disturbi del sonno (risvegli e incapacità di riaddormentarsi);
– effetti sulla produttività e sulla performance;
– effetti sul comportamento sociale e residenziale (letture, apertura finestre);
– effetti psicopatologici (complesso da stress, ipertensione, malattie ischemiche cardiache, aggressività);
– effetti sulla salute mentale (ricoveri ospedalieri);
– relazione dose – effetto per effetti combinati (ad es. fastidio + disturbi del sonno + ipertensione);
– effetti su gruppi più vulnerabili (bambini, persone con disturbi uditivi);
– disfunzioni uditive indotte da rumore, prevalentemente per esposizioni professionali (tinnito, innalzamento soglia uditiva, sordità, fischi).

Gli effetti uditivi vanno ad incidere negativamente a carico dell’organo dell’udito provocando all’inizio fischi e ronzii alle orecchie con una iniziale transitoria riduzione della capacità uditiva e successiva sordità che in genere è bilaterale e simmetrica.

Il rumore agisce sull’orecchio umano causando secondo la natura, la durata e l’intensità della stimolazione sonora gradi diversi di danno:
– sordità temporanea e recupero della sensibilità dopo riposo notturno in ambiente silenzioso;
– stato di fatica con persistenza della riduzione della sensibilità e disturbi nell’udibilità della voce di conversazione per circa 10 giorni;
– sordità da trauma acustico cronico con riduzione dell’intelligibilità del 50%.

Il danno specifico più grave all’organo dell’udito è rappresentato dalla sordità. La perdita dell’udito è un danno permanente (le cellule danneggiate non possono riprodursi) ed è un evento che si verifica in genere in seguito ad esposizione a livelli molto elevati di rumore, per periodi prolungati dell’ordine di anni. Generalmente si possono raggiungere tali livelli di rumore solamente in ambienti lavorativi, più rara è la perdita dell’udito a causa di eventi occasionali (esplosioni, traumi, ecc … ).

La sensibilità al rumore ha comunque una spiccata variabilità individuale: mentre alcuni individui sono in grado di tollerare alti livelli di rumore per lunghi periodi, altri nello stesso ambiente vanno rapidamente incontro ad una diminuzione della sensibilità uditiva (ipoacusia).

Non esiste una cura per l’ipoacusia da rumore e, considerata la non facile applicazione delle protesi, l’unico rimedio è rappresentato dalla prevenzione.
Pur tenendo conto della variabilità individuale, esistono livelli di rumore che possono essere ritenuti sicuri, generalmente nei soggetti esposti a livelli inferiori a 75 db(A) non compaiono disturbi all’udito. Possono verificarsi i primi danni solo a seguito di un’esposizione a 75 db(A) per 8 ore al giorno per 40 anni.
Nel cervello il sistema uditivo è in stretta connessione con il sistema libico coinvolto nel controllo degli aspetti emotivi della vita di relazione e delle reazioni automatiche di difesa del sistema neurovegetativo.
Il rumore è un noto fattore di stress esso determina, come gli altri fattori di stress, una serie di reazioni di difesa (modificazioni dei ritmo dei respiro e accelerazione della frequenza cardiaca) e se lo stimolo permane a lungo o se le capacità di difesa dell’organismo vengono meno, possono verificarsi vere e proprie malattie psicosomatiche: disturbi all’apparato cardiovascolare (aumento della pressione e dei battito cardiaco), gastroenterico (aumento della secrezione acida dello stomaco, aumento della motilità intestinale), respiratorio (aumento della frequenza respiratoria) e dei sistema nervoso centrale. Tali disturbi vengono indicati come effetti extrauditivi del rumore proprio perché interessano altri apparati dell’organismo.

A seconda della reattività dei singoli soggetti gli effetti si possono manifestare già per livelli di rumore inferiori ai 70 db(A), tuttavia possono comparire anche a seguito di stimolazioni molto lievi. Considerando che i livelli di rumore urbano generalmente sono compresi tra i 40 e gli 80 db(A) è comprensibile la rilevanza di insorgenza di effetti extrauditivi nell’ambito della popolazione.
Il rumore può modificare anche la qualità della vita influenzando il comportamento sociale e lo sviluppo cognitivo. Nel 1997 studi condotti in zone circostanti l’Aeroporto di Monaco di Baviera hanno rilevato che i bambini esposti al rumore degli aeroplani in fase di decollo o atterraggio mostravano capacità di apprendimento inferiori rispetto a bambini lontani dall’area in studio. Il rumore di fondo eccessivo determinava nei bambini l’ignorare il tono di voce umano e interferiva con l’acquisizione del linguaggio, inoltre i genitori e gli insegnanti erano meno inclini a parlare o leggere.
A causa della difficoltà nella raccolta di informazioni esaustive sulla tipologia delle esposizioni e sulla suscettibilità individuale al rumore, specie per gli esposti negli ambienti di vita, è particolarmente difficile proporre tabelle dosimetriche per la valutazione degli effetti sulla salute.

Sono comunque state riportate alcune soglie per un numero limitato di impatti per i quali esiste evidenza sufficiente che la causa sia il rumore.

Tabella 1. Effetti a lungo termine dell’esposizione a rumore per i quali esiste evidenza sufficiente di impatto sulla salute

Effetto
Situazione
Misurazione
Livello in dB(A)
Origine
Danno uditivo
Lavoro
Leq, 8h
75
Ambiente interno

Sport
Leq, 24h
70
Ambiente interno
Ipertensione
Lavoro
Leq, 8h
<85
Ambiente interno

Casa
Leq, 6-22 h
70
Ambiente esterno
Ischemie cardiache
Casa
Leq, 6-22 h
70
Ambiente esterno
Fastidio
Casa
Ldn
42
Ambiente esterno
Risveglio
Sonno
SEL
55
Ambiente interno
Alterazione ritmi del sonno
Sonno
SEL
35
Ambiente interno
Qualità del sonno
Sonno
Leq, Notte
40
Ambiente esterno
Rendimento scolastico
Scuola
Leq, Giorno
70
Ambiente esterno
Note: Leq = Livello continuo equivalente. Esprime il livello energetico medio del rumore nel periodo. Ldn = Livello giorno e notte. Leq su tutto il periodo diurno con una penalità di 10 dB(A) per il rumore notturno (22.00-7.00). SEL = Livello evento sonoro. Per paragone si riportano nella tabella 2 i valori indicativi di emissione sonora di alcune comuni fonti ambientali.

E’ importante sottolineare che le soglie descritte per la comparsa degli effetti sanitari sono il tentativo di trasferire in termini oggettivi fenomeni spesso soggettivi quali il disturbo, e che dunque i limiti proposti possono non coincidere con le percezioni individuali.

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