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11:42 am - lunedì Ottobre 14, 2019

La ‘ndrangheta punta sul Fentanyl, la droga che uccide

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Dopo aver conquistato Germania, Olanda e Est Europa, la ‘Ndrangheta (la mafia più ricca e potente in Italia, con un fatturato di decine di miliardi di euro all’anno) cerca nuovi e più remunerativi spazi nel narcotraffico mondiale scommettendo sulle droghe sintetiche.

La loro richiesta è infatti in fortissimo aumento tanto che rappresentano un affare ancora più gigantesco (se possibile) della cocaina, della quale – grazie allo storico accordo coi cartelli sudamericani che la producono – la ‘Ndrangheta ha quasi il “monopolio” della distribuzione e dello spaccio in buona parte d’Europa. “C’è un aumento significativo del consumo di droghe sintetiche, quindi c’è una fetta di mercato rilevante che si è aperta e lì si concentra l’interesse di chi, come la ‘Ndrangheta, capisce che deve garantire tutto. Nel solco della concezione che ha di se stessa e cioè di mafia supermercato, deve rispondere con l’offerta dove c’è domanda”. E’ così che il procuratore capo di Catanzaro, Nicola Gratteri, ha spiegato in un’intervista al quotidiano “La Stampa” come nel grande mercato della droga si stia aprendo un importante spiraglio per le droghe sintetiche.

Fentanyl
La nuova “gallina dalle uova d’oro” per la ‘Ndrangheta, secondo Gratteri, è il Fentanyl “droga – spiega – ad altissimo livello di tossicità, molto più potente dell’eroina”. Trattasi di un potente analgesico oppioide sintetico, appartenente alla classe delle 4-anilidopiperidine, 100 volte più potente della morfina. Per tale motivo, è usato in ambito ospedaliero prima di interventi chirurgici o manovre “invasive” come anestetico, poiché ha una rapida insorgenza – 30 secondi a confronto del picco raggiunto in 2 ore dal metadone o dei 25/35 minuti dalla morfina in compresse – ma breve durata d’azione. Ha effetto simile a quello degli altri oppiacei, specialmente nelle compresse sublinguali, ma fuori dagli ospedali si usa per “sballarsi” schiacciando le compresse per poi sniffarle. Essendo molto più potente di tante altre sostanze sintetiche, più alto è il dosaggio, più alto è il rischio dell’instaurarsi di una tolleranza e, soprattutto, di un’overdose. Ne è un triste esempio la recente morte di Andrea Zamperoni, lo chef 33enne italiano del team Cipriani, residente nel Queens di New York, trovato privo di vita in un ostello del quartiere lo scorso 23 agosto. Secondo la polizia newyorkese, il 33enne potrebbe essere deceduto per una overdose di Fentanyl somministratagli sembra da una prostituta, Angela Barini. La 44enne gli avrebbe dato della ecstasy liquida con all’interno il potente oppioide per renderlo incosciente e derubarlo dei suoi effetti personali. Il condizionale sulle cause del decesso è d’obbligo: i familiari sono ancora in attesa dei risultati dell’autopsia che non sono ancora stati comunicati. Ma Zamperoni è solo l’ultimo di una lunghissima serie i decessi legati al dosaggio errato del Fentanyl. “I maggiori consumatori – spiega Gratteri – sono soprattutto i giovani americani, gli studenti dei campus e i numerosi frequentatori di rave party. La domanda è sempre più alta”. Il numero maggiore di decessi si registra tra i giovani statunitensi e canadesi, travolti da questo oppiaceo sintetico potentissimo: ben 28mila morti solo nel 2017, secondo i centri per la prevenzione e il controllo delle malattie (Cdc) statunitensi. Una nuova emergenza sociale. Il mese scorso il presidente Donald Trump ha detto all’agenzia Reuters che l’America sta “perdendo migliaia di persone a causa del Fentanyl” accusando (in parte) della strage la Cina: il 23 agosto scorso, in merito ai nuovo dazi contro il colosso asiatico, aveva twittato: “…Inoltre, ordino a tutti gli spedizionieri – inclusi Fedex, Amazon, Ups, e agli uffici postali – di cercare e fermare tutte le consegne di Fentanyl dalla Cina (o da qualsiasi altro posto). Il Fentanyl uccide 100.000 americani all’anno. Il presidente Xi aveva detto che l’avrebbe fermato ma non lo ha fatto…”.

Business a sei zeri
Ma quello che per gli Usa è una “emergenza sociale”, di contro per le mafie rappresenta un vero e proprio business: “un chilo di polvere di Fentanyl costa 10.500 euro. Lavorato con le attrezzature e le sostanze del caso può generare un milione di pillole. Ognuna di queste viene rivenduta sul mercato a 20 dollari (18,16 euro)”, Spiega Antonio Nicaso, docente universitario di crimine organizzato in Nord America e autore di numerosi saggi sulla ‘ndrangheta insieme allo stesso Gratteri. E se la matematica non è diventata un’opinione, un kg di Fentanyl fa guadagnare 18 milioni e 149.500 mila euro. Un’enormità: il 1.730% di guadagno rispetto al costo iniziale. “Al di là dei profitti – precisa Nicaso su La Stampa -. vi sono ragioni di opportunità” che spiegano perché la ‘Ndrangheta stia puntando sul Fentanyl. “La produzione delle droghe sintetiche – spiega – non è soggetta a travagli incidentali di natura geopolitica, come è accaduto ad esempio per l’eroina in Afghanistan quando scoppiò la guerra oppure come si registra quando le Farc di turno siglano accordi coi governi sudamericani limitando la produzione di foglie di coca”. Fentanyl è infatti una droga sintetica, scollegata dal concetto di coltivazione della pianta base (come accade per la cocaina e l’eroina): le dosi si realizzano nei seminterrati ed è dunque riproducibile ovunque e all’infinito. C’è emergenza in Italia? Al momento sembrerebbe di no, ma bisogna tenere alta la guardia e mai come prima lavorare sulla prevenzione. In alcune piazze di spaccio, infatti, l’eroina “di strada” è venduta a prezzi molto bassi, al fine di irretire nuovi clienti da fidelizzare, ma “circolano anche molte ricette contraffatte per i farmaci oppiacei” avverte il dottor Riccardo Gatti direttore del dipartimento interaziendale Dipendenze della Asst Santi Paolo e Carlo di Milano. Sarebbe questo il segno che “c’è un certo numero di dipendenti da farmaci che potrebbero essere agganciati dal mercato dello spaccio: se questo avvenisse e se anche da noi circolassero preparati contenenti Fentanyl, la situazione potrebbe diventare rapidamente molto critica – avverte Gatti – e le morti per overdose da oppiacei potrebbero avere un rapido incremento”.

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