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1:28 pm - mercoledì Settembre 18, 2019

Italia, un paese-Titanic che balla sull’orlo di una guerra con l’Isis

50 Viewed redazione Commenti disabilitati su Italia, un paese-Titanic che balla sull’orlo di una guerra con l’Isis
Germogli Ph 28 Giugno 2014 Castelfiorentino premiazione di Marcello Mancini al comune di Castelfiorentino
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L’Isis è sempre piu vicina all’Italia. Siccome non siamo immuni dall’epidemia di sangue, tanto vale cominciare a riflettere su ciò che ci potrebbe capitare per tentare di evitarla.

Gente che ti attacca infischiandosene della propria vita, anzi avendo come obiettivo la propria morte, è difficile da combattere. E’ finita come finì con il terrorismo, i brigatisti rossi ebbero tutto il tempo di diventare un nemico sanguinario, mentre la sinistra italiana li considerava benevolmente “compagni che sbagliano”. Dobbiamo avere paura. Posto che nessuno può sentirsi protetto, mi chiedo se abbiamo la sufficiente consapevolezza di quello che rischiamo? Il premier continua a giocare con le parole quando si tratta di esibire dati Istat e slide sulla ripresa, va alla direzione del Pd a mostrare spezzoni di film per fare vedere quanto era altruista il campione di calcio Eric Cantona, che confessa di ricordare più il passaggio vincente per un compagno di squadra che qualsiasi suo gol. Come dire: giochiamo l’uno per l’altro. Ma intanto cominciate voi.

Teoria, teoria, teoria. La pratica è un’altra cosa e vale ancora di più quando si tratta di dover affrontare un nemico vero, in carne e ossa, che ti ammazza alle spalle. Dio sa quanto non vorremmo trovarci a doverci difendere direttamente dagli attacchi terroristici, per non scoprire quanto siamo vulnerabili.

A me questo governo non trasmette affidabilità. C’è troppo ottimismo virtuale per credere alle promesse. Si parla di lotta alla povertà senza sapere bene che cosa sia nemmeno lontanamente la povertà; si boccia (giustamente) il reddito di cittadinanza pensando, però, di sostituirlo con piani di investimenti e di incentivi che non incidono sull’economia reale che ha bisogno subito di un aiuto.

Eppure lo scenario nazionale non offre prospettive incoraggianti. Non voglio considerarmi fra coloro che pensano che Renzi sia un “male necessario” perché mancano le alternative: si tratterebbe di una resa del nostro sistema democratico che mi rifiuto di sottoscrivere. Però mi chiedo che grado di serietà istituzionale può avere il Movimento cinque stelle, che dopo aver conquistato trionfalmente il comune di Roma, non riesce nemmeno a mettersi d’accordo – e sono passati venti giorni – per scegliere gli assessori della giunta capitolina. Immaginiamoli, i grillini, alle prese con il governo nazionale: i partiti della Prima repubblica furono seppelliti da questa che era considerata una loro impotenza letale: cioè mettere in piedi un esecutivo in pochi giorni.

E che grado di affidabilità può avere un centrodestra senza leader, dove ognuno tira solo a salvare la poltrona (per non dire peggio) e non sa se guardare al centro, a sinistra o le felpe di Salvini?

Stare all’opposizione è ovviamente più facile che governare. Perché distruggere è molto più semplice che costruire e di contro in Italia ignoriamo che cosa sia, se non a parole, una opposizione costruttiva per il bene del Paese. Resta una certezza: non si sa a che santo votarsi.

Il nostro destino è quindi, molto mestamente, nelle mani di chi governa ora, che però non mostra nessun segnale di maturità e di consapevolezza della pessima situazione. Renzi pensa a promuovere se stesso e il suo esecutivo, si ostina a annacquare la sincerità quando la gente vorrebbe sentirsi dire come stanno realmente le cose. Mentre la minoranza Pd presa esclusivamente dal gusto di impallinare il premier, si incarta su pretestuose polemiche di basso femminismo (lo scandalo per la battuta di De Luca sulla Raggi: “Bambolina imbambolata…”) e non si accorge di parlare ancora il linguaggio del paleolitico, per lo più incomprensibile e inapplicabile in un Paese moderno.

Secondo me, se Renzi fosse così furbo come ha la presunzione di essere, dovrebbe scendere lui, dal suo carro di vincitore predestinato, per aiutare a salire qualcuno degli scettici nemici, ingoiando un po’ di critiche destinate a un binario morto e disinnescando la miccia sempre accesa di Cuperlo, Speranza, Bersani e dell’astioso D’Alema. Invece di puntare i piedi senza ascoltare nessuno.

Se continua così, il Partito democratico è vicino all’inevitabile passo tombale della sua breve storia, irreversibilmente strappato fra ex Margherita (Dc) ed ex Ds (Pci), utopia spezzata di diventare un grande partitone come gli antenati. Conciato così, il Paese-Titanic balla sull’orlo di una guerra con l’Isis. C’è poco da stare tranquilli.

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