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5:51 pm - domenica Luglio 21, 2019

I numeri del cybercrimine italiano

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Apochi giorni dalla multa da 1 milione di euro del Garante della privacy nei confronti di Facebook per lo scandalo Cambridge Analytica vengono alla mente inquietanti pensieri su presente e futuro della nostra epoca, fondata sul potere tecnologico.

La vicenda della società, che attraverso un’app per test psicologici ha avuto accesso alle informazioni personali di 87 milioni di utenti, ha dimostrato in modo inequivocabile che la privacy delle persone è il petrolio della rivoluzione digitale alla quale apparteniamo. Disponendo di dati, o peggio ancora, notizie inerenti la sfera privata di una persona e capacità informatiche, un delinquente può rovinare l’esistenza di un altro individuo. Ecco perché molti criminali – terroristi, frodatori, incitatori di odio e chi commette violenze e abusi nei confronti dei minori – hanno abbandonato gli strumenti tradizionali, in favore di quelli informatici per commettere il reato.

I dati del cybercrimine in Italia
Soltanto con l’ausilio di dati e le storie ad essi legati si comprende l’entità del fenomeno. “Nell’ambito della pedopornografia online”, si legge nel rapporto Clusit 2019, “sono stati eseguiti 43 arresti e denunciate 547 persone. Il monitoraggio della rete ha visto coinvolti ben 33.086 siti internet, di cui 2.182 inseriti in black list”. Il Centro ad hoc della Polizia Postale rivolge massima attenzione al contrasto di fenomeni emergenti che scaturiscono da fragilità psico-emotiva dei minori, tra i quali ci sono episodi di istigazione all’autolesionismo e al suicidio, strutturati anche in modalità di sfida o di gioco. In particolare il riferimento è al “Blue Whale”, che ha fatto registrare circa 700 segnalazioni, delle quali 270 confluite in comunicazioni di notizie di reato alle Procure. Senza dimenticare i reati di incitamento all’odio, cosiddetto “hate speech”, in questo campo sono oltre 5.000 gli spazi virtuali monitorati. Dove vengono generate condotte discriminatorie di genere, antisemite, xenofobe e di estrema destra. Agghiaccianti i numeri del financial cybercrime. Qual è l’entità del danno? 38 milioni e 400mila euro, le forze dell’ordine sono riuscite a restituirne 9 ai legittimi proprietari. In questa attività illecita sono fondamentali i cosiddetti “money mules”, primi destinatari delle somme provenienti da frodi informatiche, che offrono la propria identità per l’apertura di conti correnti e carte di credito sui quali vengono poi accreditate le somme illecitamente acquisite. Indentificati sul territorio nazionale 101 “money mules”, di cui 50 arrestati e 13 denunciati. Le transazioni fraudolente sono state 320, per un totale di circa 34 milioni di euro, di cui circa 20 milioni euro sono stati bloccati e/o recuperati grazie alla piattaforma. Alla base di questi illeciti il “phishing”, ossia il fenomeno che attraverso tecniche di ingegneria sociale, cioè imitando per aspetto e contenuti i messaggi legittimi di fornitori di servizi, richiede di inserire informazioni riservate come il numero della carta di credito o le credenziali di accesso.

Il terrorismo internazionale di matrice jihadista
Tema che merita un capitolo a parte, in particolare la prevenzione e il contrasto ai fenomeni di radicalizzazione. Chi indaga ha monitorato 36.000 spazi web e rimosso 250 contenuti. È emerso anche il repentino spostamento di chi fa proselitismo: da Facebook, Google e Twitter, a Telegram e WhatsApp, in quanto questi ultimi due servizi di messaggistica garantiscono maggiore riservatezza. Dunque si sta passando da forme di comunicazione di massa, ben strutturate, alla diffusione di materiale autoprodotto attraverso l’utilizzo di mezzi più semplici, quali smartphone, ma che comunque trovano diffusione attraverso canali sommersi e forme di comunicazione compartimentate. Pardigma di tutto ciò il caso di un minore italiano di origine algerina, che all’interno del canale Telegram composto da circa 200 utenti istigava a commettere delitti di terrorismo. Dalle indagini è risultato che il minorenne fosse in possesso di elevate capacità tecnico-informatiche, padronanza linguistica non comune e approfondita conoscenza dei testi dell’Islam. Però nella vita reale il ragazzo non frequentava la moschea, né ambienti contigui all’estremismo islamico. Un caso di vera e propria cyber jihad.

Anche il mondo dell’istruzione si adegua
Inizierà presso l’Università di Foggia, il prossimo 15 settembre, con iscrizioni aperte da luglio, il primo corso in Italia di laurea specialistica in Scienze Giuridiche della Sicurezza. “L’iter di studio – afferma il Direttore del Dipartimento di Giurisprudenza, Donatella Curtotti – vuole creare degli esperti in questa delicata materia. Nell’anno iniziale gli studenti si concetreranno sui molteplici aspetti che riguardano la privacy. Nel secondo, invece, sceglieranno uno dei tre settori inerenti alla sicurezza in cui specializzarsi: territorio e Stato, digitale o del lavoro”. Il corso per precisa scelta dell’Ateneo non sarà a numero chiuso, proprio per garantire ai ragazzi la possibilità di formarsi. Perché è ormai evidente che la preparazione giuridica deve interagire con queste tecniche. “In un continuo bilanciamento tra le attività di indagine e prevenzione, con quella di tutela della riservatezza”, conclude Curtotti.

Il parere del Sindacato Italiano Appartenenti Polizia
“Oggi la prevenzione delle nuove forme di crimine – dichiara il Segretario Generale del Siap, Giuseppe Tiani – richiede un controllo sempre più capillare del territorio inteso non solo in senso fisico, ma soprattutto la tempestiva capacità di reazione alle potenziali situazioni di crisi”. Il perché è presto detto: grazie a smartphone e tablet, i cittadini saranno sempre più in grado di interagire con le istituzioni fornendo informazioni precise in tempo reale relative allo stato di sicurezza. “In questo millennio – conclude Tiani – la sicurezza e la tecnologia sono due concetti indissolubili: la sicurezza non può essere offerta al cittadino se le forze dell’ordine, oltre ad una presenza sul territorio non utilizzano a piene mani la tecnologia in quanto la criminalità organizzata, che dispone di ingenti capitali, la usa in modo massivo”.

Un esempio concreto
Fino a pochi anni fa per incastrare un killer esistevano solo le impronte digitali, oggi c’è il riconoscimento facciale. Ma la nuova frontiera delle indagini è rappresentata dal teatro virtuale. Esso consente di osservare la scena del crimine da tutti i punti di vista offrendo agli investigatori una ricostruzione completa. Nella scena virtuale vengono inseriti gli elementi emersi dal soprallugo della Polizia Scientifica, quindi utilizzando una serie di telecamere con un complesso software si ricostruiscono i movimenti delle vittime, dei criminali e dei testimoni, essenziali per l’investigatore che deve individuare i colpevoli del delitto.

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