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1:36 pm - sabato Luglio 20, 2019

Droga: voto choc sui funghi allucinogeni

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Mentre in Italia si torna a parlare di cannabis – con Matteo Salvini che annuncia la chiusura dei primi “hemp shop”- negli Stati Uniti Denver compie un nuovo, preoccupante, passo verso la piena legalizzazione delle droghe.

Parliamo, per capirci, della stessa città che nel 2005 spalancò le porte alla depenalizzazione del possesso e della vendita di marijuana, poi estesa – nel 2012 – a tutto lo Stato del Colorado.

I funghetti
Stavolta a entrare nella lista delle sostanze non più proibite è la psilocibina, principale psicoattivo dei “magic mushroom”, meglio conosciuti in Italia come “funghetti allucinogeni”. Il nome non è casuale, per via degli effetti psichedelici e di generale alterazione della coscienza provocati dall’assunzione di questa particolare specie (anche se in realtà ne esisterebbero circa 200 tipi diversi) di funghi. La naturalità del prodotto ha fatto sì che, negli anni, venisse associato alle cosiddette droghe leggere. Tant’è, ad esempio, che ne è consentito il commercio e il consumo nei Paesi (come l’Olanda) che hanno già provveduto a liberalizzare i derivati della cannabis e altre sostanze considerate soft. Eppure psilocibina e psilocina, per struttura similare, vengono accomunate a droghe “pesanti”, come Dmt ed Lsd.

Il voto
Aspetti evidentemente non considerati dagli attivisti di Decriminalize Denver, fattisi promotori del referendum andato in scena il 7 maggio, che ha visto l’affermazione del fronte del “sì” alla “Initiative ordinance 301”. Lo scrutinio è ancora in corso e i risultati saranno ufficiali solo il prossimo 16 maggio; ma nonostante tra favorevoli e contrari ci sia uno scarto di circa 2mila suffragi, la quantità di voti ancora da conteggiare non è sufficiente per far sperare in una rimonta dei “no”. Così Denver si appresta a diventare la prima città americana nella quale la coltivazione e l’uso personale (compreso quello terapeutico) dei funghetti allucinogeni sarà consentito alle persone di età superiore ai 21 anni.

Il dito e la luna
I promotori dell’iniziativa dicono di aver agito solo per chiudere le porte del carcere a chi detenga o assuma una sostanza che, affermano, può essere utilizzata per combattere depressione, ansia, stress post-traumatico e altre condizioni patologiche. E aggiungono che l’ordinanza non legalizza di per se la psilocibina e non ne autorizza la vendita da parte dei negozi di cannabis. Vane rassicurazioni, visto che il confine con la depenalizzazione è labile e l’uso ludico dei funghetti non può essere escluso a priori.

Preoccupazione
La pensa così, fra gli altri, Jeff Hunt, direttore del think tank conservatore “Centennial Institute” della Colorado Christian University. “La depenalizzazione è il primo passo verso la commercializzazione totale della droga” ha detto al Los Angeles Times (Lat). “Siamo preoccupati – ha aggiunto – per i possibili effetti ancora sconosciuti nel lungo periodo”. Persino Charles Grob, psichiatra della University of California – pur dicendosi “favorevole alla depenalizzazione” – ha mosso osservazioni sul referendum passato a Denver. “Sarebbe preoccupante – ha spiegato al Lat – se non ci fossero controlli”. I funghetti, ha ricordato, in alcune persone “possono provocare un’esperienza fantastica, mentre altre potrebbero peggiorare”. La psilocibina, poi, “può provocare reazioni psicotiche nelle persone affette da schizofrenia o che hanno una storia familiare di questa malattia mentale”. C’è poi un problema di sicurezza. “Chi si occuperà della persona che ha assunto questa sostanza? – si è chiesto – Non è sicuro guidare e nemmeno andare in giro a piedi. Deve esserci qualcuno che si occupi di chi è sotto effetto della droga”. Ulteriore elemento di preoccupazione, ha concluso, è quello del dosaggio perché il quantitativo di psicoattivo contenuto varia da fungo a fungo.

Il divieto
L’esito del voto, di fatto, assesta un duro colpo al Controlled Substances Act, voluto da Richard Nixon nel 1971, in piena era “Hippy”. La psilocibina, fra l’altro, negli Stati Uniti è vietata dal 1960 e il governo l’ha inserita nell’elenco degli stupefacenti di primo livello, senza alcun beneficio medico e con alto rischio di abuso e dipendenza. E se alcuni ricercatori, da un lato, sostengono che il suo impiego per finalità sanitarie debba svolgersi sotto stretto controllo medico, dall’altro avvertono che può provocare paranoia e ansia. Non a caso i “magic mushroom” per secoli sono stati assunti nell’ambito di rituali sciamanici con l’obiettivo di espandere le percezioni dei credenti facendo vivere loro un’esperienza simil spirituale.

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