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1:30 pm - mercoledì Settembre 18, 2019

Crisi di governo, ecco i nodi politici che vengono al pettine

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Il giorno decisivo per il governo giallo-verde è arrivato.

Fra poche ore, il presidente del Consiglio dei ministri italiano, Giuseppe Conte, parlerà in Aula. Che si tratti delle parole di commiato per un esecutivo in agonia o del lancio di una successiva fase politica, non è dato saperlo. In questi ultimi giorni, il premier è stato attore e oggetto di discussione, ha scritto lettere, preso le distanze. In un’intervista rilasciata al quotidiano Il Foglio il 14 agosto, l’ex ministro dell’Interno, Marco Minniti (legislatura Renzi), ha detto: “Qui si tratta di cambiare le ruote della macchina, tutte insieme e senza fermare la macchina”. Ma di quali cambiamenti si tratta? Un esecutivo-copia, una nuova alleanza o un governo tecnico? C’è chi parla di spazi di manovra, mentre all’orizzonte si staglia nitida la scadenza della Legge di bilancio per l’anno venturo e i conti (economici) che l’Italia dovrà rendere davanti all’Europa. La sfida resta complicatissima, tra alleanze fattibili, altre più fattuali ed il timore di nuove urne. Una cosa, però, è certa: tutti i nodi politici vengono al pettine del Quirinale, l’antico palazzo pontificio in cui si tesseranno le trame della prossima legislatura. In attesa che la crisi venga – come pare assai probabile – parlamentarizzata, per cercare di fare chiarezza in un quadro a tinte indefinite, In Terris ha consultato il parere di tre esperti per formazione o esperienza politica. Si tratta di Francesco Clementi, Docente di Diritto Pubblico Comparato presso l’Università di Perugia, Giorgio Tonini, senatore Pd (2001-2018) ed attuale capogrupppo del Pd nel Consiglio Regionale del Trentino Alto-Adige, e l’onorevole Osvaldo Napoli.

Crisi: quale sarà il prossimo passo?
FC: “Innanzitutto, noi abbiamo davanti le regole e la prassi costituzionali che prevedono che il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, parlerà in Aula per comunicazioni. Dopo si valuterà se questo intervento sarà tale da produrre un voto sulla fiducia oppure no. Se non si produrrà un voto, il presidente del Consiglio sarà libero di decidere se andare al Quirinale [dal presidente della Repubblica, ndr] a ragionare con il capo dello Stato, Sergio Mattarella, in merito allo stato dell’arte. Io penso che lo farà: in tal caso, il capo dello Stato aprirà in modo pubblico la crisi politica, cioè la crisi della maggioranza politica che sembra aver aderito sulla sua coalizione interna”.

GT: “Il paradosso di questa situazione è che dal punto di vista formale non è ancora successo niente, nessuno s’è dimesso, la crisi non è stata ancora formalizzata. C’è una mozione di sfiducia presentata contro il presidente del Consiglio Conte e sta lì in attesa di essere esaminata. Il premier potrebbe anche non dimettersi e, in questo caso, scatterebbe la mozione di sfiducia. Si auspica, tuttavia, che dopo le comunicazioni in Parlamento, Conte vada a rassegnare le sue dimissioni al cospetto del Presidente della Repubblica, di modo che si apra la crisi da un punto di vista formale”.

ON: “Abbiamo una situazione con molti scenari e attualmente non c’è nulla di concreto in termini di prospettiva. La crisi indubbiamente cambia gli scenari politici, ma mi auguro che non via sia un governo di centro-sinistra La cosiddetta alleanza giallo-verde è stata anomala e credo sia venuto il momento di ricostruire nuovamente un centro-destra più compatto, che si riconosca in quei valori liberali”.

È certo che ci sarà la sfiducia?
FC: “Sappiamo che il presidente del Consiglio andrà in Parlamento per riferire, per comunicazioni. Il tono e il contenuto delle comunicazioni possono essere vari, ma il tono è grave e la situazione e tale che queste comunicazioni inevitabilmente porteranno il premier al Quirinale e, comunque, a riferire al Presidente Mattarella. Per il resto non si può prevedere molte, poiché non c’è un atto normativo giuridico che regola le scelte e i passaggi successivi”.

GT: “È presumibile che Conte si dimetta, però fino a quando non succede, tutto può accadere. La mozione di sfiducia presentata dal ministro Salvini potrebbe scattare qualora il presidente del Consiglio dei ministri decidesse di non dimettersi. Ma è anche possibile che Salvini possa ritirare la mozione di sfiducia se i due dovessero mettersi d’accordo. Io non credo che finirà così: l’esperienza del governo è stata una parentesi fallimentare e difficilmente potrà andare avanti”.

È plausibile un Conte bis?
FC: “Se il presidente Mattarella registrerà la crisi della maggioranza politica – perché ci saranno inevitabilmente degli interventi a commento del presidente Conte – a questo punto il capo dello Stato ha due strade a disposizione. La prima strada sarà quella di verificare se esiste in Parlamento una maggioranza alternativa a quella attuale. La seconda strada è tornare al voto anticipato. Se esiste una maggioranza politica – cosa che sta emergendo – è utile domandarsi se il Presidente Conte possa essere l’espressione di questa maggioranza politica o meno. Io penso che lui abbia tutta l’intenzione di cercare di essere il premier di questa nuova potenziale maggioranza. Ma dipende dagli attori politici che sostengono questa nuova maggioranza. C’è il 60% di possibilità che il presidente Conte diventi nuovamente premier, la sua figura politica è in pole position per evidenti ragioni, essendo già stato presidente del Consiglio dei Ministri”.

ON: “Nella situazione attuale tutto è possibile. Io, personalmente, non me lo auguro”.

A Il Messaggero, l’ex-presidente del Consiglio Romano Prodi ha proposto la costituzione di una “coalizione Ursula” (Pd-M5S-FI) da opporre alla Lega di Salvini. È probabile?
FC: “Il presidente Prodi ha richiamato la maggioranza Ursula che non è riduttiva a Partito Democratico e Cinque Stelle. Se corrisponde alla maggioranza che ha sostenuto Ursula von der Leyen alla presidenza della Commissione europea, si tratta di una coalizione più larga, fatta da Pd, 5Stelle, Forza Italia, quella che si definisce una ‘maggioranza da arco costituzionale’: la coalizione Ursula è, cioè, una maggioranza più ampia del mero governo istituzionale che si oppone in maniera chiara al sovranismo antieuropeista. La maggioranza che propone Prodi è, nella sostanza, quella tra gli europeisti consoni al programma di von der Leyen contro i sovranisti. Tale proposta ha una grande attrattiva perché è europea, è chiara e intelligibile per i partner stranieri, infine potrebbe corrispondere esattamente all’attacco di tipo sovranista versone Putin”.

GT: “Le elezioni europee hanno mostrato la crisi del governo gialloverde-euroscettico. La posizione del governo non nè riuscita a costruire un sistema di alleanze che potesse costruire una politica euroea, tant’è che nella votazione dell’ex ministro della Difesa tedesco von der Leyen ha avuto il consenso delle forze europeiste. I 5Stelle in questo modo sembrano essersi collocati su una posizione diversa da quella che avevano assunto a inizio legislatura. Questo ha creato il massimo di distanza tra i verdi e gialli e adesso se c’è da costruire un governo, la cosa più logica sarebbe partire dalle forze che hanno condiviso questa posizione in Europa: mi riferisco al Partito Democratico, al Movimento 5 Stelle ed anche Forza Italia, qualora voglia rompere definitivamente con la Lega. Attualmente, dentro Forza Italia c’è una posizione fortemente animata. Bisogna capire che piega prenderà il tutto, se il presidente della Repubblica aprirà le consultazioni”.

ON: “Con tutta franchezza, mi riesce difficile vedere un partito come Forza Italia alleato con il Partito Democratico. L’elettore di area moderata non vedrebbe di buon occhio un’alleanza con i democratici. In merito alla proposta di Prodi, mi chiedo se abbia fatto discussioni con il centro-destra. Certamente, non posso dare un parere positivo, perché escluderebbe un’area di valori tipica del centro-destra moderato, per esempio. Non mi riconosco in un’alleanza con il Pd, non sarei coerente con i valori in cui si rispecchia una parte politica consistente nel Paese.”

Una nuova maggioranza
FC: “Chiariamo, innanzitutto, che ci sono modi e forme diversi per sostenere un governo. La forma più intensa per sostenere un governo è entrarci con i propri rappresentanti politici. Ci sono, tuttavia, anche altre forme intermedie, come un appoggio esterno: provvedimento per provvedimento, si verifica se il governo ha una maggioranza sui singoli punti. Ci sono varie sfrangiature che possono qualificare le opzioni a disposizione”.

GT: “La questione fondamentale dell’Italia oggi è quale rapporto stabilire con l’Europa, tant’è che il Governo che è andato in crisi è quello che si è bloccato su una posizione di freddezza nei confronti dell’Europa, in netta rottura con la tradizione italiana di matrice degasperiana [cioè delll’Italia nel cuore dei Paesi europeisti ndr]. Il governo gialloverde ha accarezzato una posizione diversa dell’Italia e su questa linea, oserei dire, è andato in crisi. Salvini ha capito che c’è l’eventualità che si crei una nuova coalizione e adesso sta cercando di tornare indietro, perché forse è consapevole di aver fatto una mossa troppo azzardata”.

ON: “Ciò che mi auspico è che non vi sia un governo di centro-sinistra, ma che si compatti un nuovo centro-destra di cui noi rappresentiamo l’area moderata, liberale, riformista. Ricordo che siamo determinanti in Italia. Oggi vediamo nella Lega un partito che ha raccolto un largo consenso fra gli Italiani. Oggi abbiamo bisogno di riprendere quei consensi degli elettori che si sono astenuti o che hanno votato 5 Stelle. Io credo che lo spazio di inserimento ci sia. In fondo, fare politica significa anche mediare”.

Quali sono state le ragioni della crisi?
FC: “L’onorevole Marco Minniti sottolinea che ad aprire la crisi è stata la paura per gli effetti del Russiagate. La coalizione Ursula è, nei fatti, una proposta atlantista ed europeista, che è una scelta degasperiana. Quando un ministro chiede pieni poteri vuole operare uno strappo dai valori democratici che, invece, l’Europa rappresenta”.

TG: “Sulla base delle promesse fatte, i due alleati non sono in grado di far quadrare i conti del bilancio dello Stato, quindi stanno scappando da questa responsabilità e stanno cercando delle soluzioni alternative. Salvini vorrebbe andare subito al voto prima di fare la legge di bilancio per poter fare una campagna elettorale tutta sulla propaganda e senza avere il passaggio della prova dei fatti, i Cinque Stelle vorrebbero un governo diverso pur di andare avanti. Nei comizi balneari, Salvini promette un taglio forte delle tasse, che costa decine di miliardi che dovrebbe sommarsi al blocco dell’aumento dell’Iva, che di per sé costa 23 miliardi da trovare nell’anno 2020. Salvini sta facendo una propaganda incompatibile con le condizoni finanziarie del Paese a meno che non abbia deciso di uscire dall’euro. Lui vuole che questa propaganda sia efficace subito in modo da fare la legge di Bilancio dopo le elezioni e, quindi, al riparo da un dissenso popolare. Lui adesso incassa i consensi, dopodiché farà la manovra”.

ON: “L’alleanza con noi sarebbe un’alleanza con dei contenuti e una prospettiva di sviluppo seria. Oggi, attraverso alcuni provvedimenti che i 5 Stelle hanno voluto a tutti i costi, certamente l’economia del Paese non ha avuto un grande sviluppo, quindi noi potremo rappresentare lo stimolo di un’area moderata, liberale, riformista all’interno del centro-destra”.

C’è il rischio che vi sia uno strappo anche in seno alla Lega?
FC: “L’ala della Lega più vicina a Giorgetti e Maroni potrebbe avere forti difficoltà nel ritrovarsi a Mosca. Lo misureremo, ma le informazioni emerse dai media mostrano le difficoltà di un grande movimento politico che, al momento, è il più antico in Parlamento nella storia repubblicana, poiché la Lega nasce sul finire degli anni Ottanta del secolo scorso e gli altri partiti sono tutti nati dopo”.

GT: “Quando un leader vince è difficile che si creino dissensi. Giorgetti segnalava già da alcuni mesi la contraddizione tra la propaganda di Salvini e i conti dello Stato, tant’è che aveva proposto di aprire la crisi e andare al voto subito. Certo è che non giova questo rapporto tra il partito della Lega e gli ambienti vicini a Putin – perché porta l’Italia fuori dal sistema di alleanze di impronta degasperiana -: questo avrebbe implicazioni gravi, qualora sia accertato dalla magistratura. Ma ora credo che frattura interna alla Lega possa aversi soltanto se Salvini perdesse il governo senza avere le elezioni”.

ON: “Non entro nel merito di eventuali questioni interne al partito Lega. Io vedo con la Lega un nuovo centro-destra, non più classico, ma qualcosa di diverso, che stimoli al reale cambiamento. Matteo Salvini, come tutti noi, ha fatto delle cose belle e degli errori. Io avrei spinto la crisi subito dopo le elezioni europee, quando è cambiato il quadro politico”.

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