Il pessimismo predice la ricaduta nel disturbo bipolare?

Il pessimismo predice la ricaduta nel disturbo bipolare?

Novembre 16, 2020 Off Di redazione
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È quanto emerso da uno studio condotto anche dall’Università di Parma, dall’University College London e dall’Università di Oxford
La tendenza ad avere una visione pessimistica del futuro predice quando un soggetto con disturbo bipolare avrà una ricaduta. Almeno questo è quanto emerso da uno studio condotto anche dall’Università di Parma, dall’University College London e dall’Università di Oxford. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista eLife.

Il disturbo bipolare è caratterizzato dal susseguirsi di episodi di espansione (mania) e depressione, intervallati da fasi asintomatiche definite eutimia. Periodi più brevi di eutimia si associano ad una maggior disabilità, ad un maggior rischio di disoccupazione, ricoveri ospedalieri e rischio suicidario. Tuttavia, gli strumenti a disposizione dei clinici finora si sono dimostrati insufficienti nel predire quando un paziente affetto da disturbo bipolare avrà un nuovo episodio.

Partendo dal fatto che i soggetti affetti da depressione tendono a dare più peso alle informazioni negative, alimentando una visione pessimistica del futuro che di conseguenza peggiora i sintomi, con questo studio si è voluto capire se il paziente con disturbo bipolare mostrasse un pattern (ovvero un modello) specifico nel modo in cui apprende dalle informazioni positive e negative e se questa modalità lo rendesse più vulnerabile ad una ricaduta.

Il gruppo di ricerca ha testato 36 persone affette da disturbo bipolare con un compito al computer e poi ha monitorato il loro umore a cadenza pressoché mensile per 5 anni con l’obiettivo di valutare l’eventuale comparsa di sintomi suggestivi di un nuovo episodio.

Nell’esperimento al computer ai partecipanti venivano mostrati 40 eventi di vita avversi quali perdere il portafoglio o avere la carta di credito clonata. Veniva quindi chiesto quanto fosse probabile che questo evento succedesse a loro. In un secondo momento ai partecipanti veniva mostrata la probabilità reale che questo evento accada nella popolazione generale.

Così facendo i soggetti a volte ricevevano notizie negative (per esempio se la probabilità reale di perdere il portafoglio era maggiore di quanto pensassero) ed altre ricevevano notizie positive (per esempio se la probabilità di avere la carta di credito clonata era minore di quanto si aspettassero). Alla fine di questa sessione veniva nuovamente chiesto di valutare la probabilità che questo evento accadesse a loro.

Le analisi hanno mostrato che i soggetti che cambiano maggiormente le loro credenze in risposta a informazioni positive rispetto a quelle negative, e che quindi avevano una maggior tendenza ottimistica, rimanevano in eutimia più a lungo. Questo era vero sia per ricadute maniacali che depressive e l’associazione rimaneva anche considerando altri fattori come l’età, la terapia psicofarmacologica e la durata di malattia.