MASSA:Multiservizi, la protesta in piazza Aranci: «Il nostro lavoro è essenziale, soprattutto in tempo di covid»

MASSA:Multiservizi, la protesta in piazza Aranci: «Il nostro lavoro è essenziale, soprattutto in tempo di covid»

Novembre 13, 2020 Off Di redazione
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Sono oltre 600.000 i lavoratori del settore multiservizi. 50.000 solo in Toscana. Sono loro i protagonisti della protesta che stamani, 13 novembre, ha preso vita nelle piazze di tutta Italia per chiedere a gran voce un contratto collettivo nazionale a tutela dei diritti salariali e non di tutti i facenti parte di questa immensa categoria. Nessuna eccezione per la provincia di Massa-Carrara in cui, con tutte le restrizioni legate alle norme anti-contagio, lavoratrici e lavoratori si sono ritrovati sotto l’obelisco di piazza Aranci, a Massa, alle 10 per un presidio coordinato da Cgil Filcams, Cisl Fisascat e Uiltrasporti.

Sono vari i mestieri e i lavori che rientrano sotto la grande etichetta dei multiservizi. Molti di questi, dall’inizio della pandemia hanno assunto un ruolo sempre più centrale e indispensabile a dispetto di chi, invece, li relega a “invisibili”. Sono scesi in piazza, infatti, tutti gli addetti alle pulizie degli ospedali, il cui compito è anche quello di igienizzare le stanze e i luoghi dei ricoveri ospedalieri per prevenire il contagio da Covid-19; sono scesi in piazza gli addetti al trasporto dei farmaci; i lavoratori e le lavoratrici del Cup, per l’ennesima volta. Il coro unico di queste persone chiedeva garanzie e riconoscimenti per il lavoro sempre più essenziale che essi svolgono.

«Siamo qui a sostenere questa manifestazione per un contratto che deve essere rinnovato su delle basi che non devono essere quelle solite. Il momento che viviamo dimostra che la sanità territoriale è uno snodo fondamentale e noi siamo una rotella di questo snodo, ma ci trattano ancora come dei lavoratori non essenziali. – racconta Roberto Bertoncini, lavoratore Cup – Siamo l’interfaccia prima dell’azienda rispetto all’utenza. Siamo quelli che devono dare risposte a degli utenti che hanno bisogni fondamentali. Siamo precari, a ogni contratto peggiorano le condizioni di lavoro. Non abbiamo la sicurezza di rinnovo contratti. Abbiamo soltanto una serie di promesse regolarmente disattese. La condizione non è sopportabile da parte nostra.»
«Un sacco di persone chiedono informazioni a noi per il tracciamento del Covid-19. Purtroppo noi non abbiamo risposte perché non ci danno neanche le sole informazioni per poter orientare e mandare le persone nei posti giusti. Se il tracciamento e le quarantene sono fondamentali, trascurare noi che potremmo essere parte di una soluzione è inaccettabile. – continua Bertoncini – La nuova giunta regionale speriamo che recepisca quello che, in fretta e furia, è stato fatto negli ultimi atti di quella vecchia che diceva di essere disposta a spendere dei soldi per potenziare tutto quello che negli ultimi anni è stato smontato. La vecchia giunta aveva preso degli impegni perché il nostro percorso di internalizzazione iniziasse e iniziasse anche una valorizzazione della nostra professione. Speriamo che quella nuova ci dia segnali affinché questo percorso cominci, ma soprattutto affinché possa finire senza aspettare tempi biblici. Molti di noi sono qui da 20 anni.»

Nella giornata di ieri, nonostante lo sciopero annunciato, filtrava ottimismo dalla trattativa tra i sindacati e le associazioni datoriali: «Ieri c’è stato un incontro a livello nazionale. Purtroppo la parte datoriale è molto divisa. Ieri siamo stati molto vicini al rinnovo, ma alla fine è saltato. – spiega Simone Pialli, segretario di Fisascat Cisl Toscana Nord – Questo è un contratto che manca da 7 anni. Urge il rinnovo. La manifestazione di stamani vuole portare in piazza i problemi di questa gente, che si vede ridotto da anni il potere salariale. Ricordiamo poi che questo è un settore dove sono maggiormente impiegate donne, solitamente part-time. I nostri, soprattutto in periodi di pandemia, sono servizi essenziali. Eravamo positivi, anche perché c’è stato un interessamento da parte del governo affinché le posizioni si ricongiungessero, ma neanche ieri c’è stata la fumata bianca. Noi speriamo di poter portare a casa il contratto nei primi giorni del 2021, ma è dura»