Dobbiamo tornare a pregare per la pace nella Repubblica Centrafricana

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Questa notte, un gruppo di ribelli della 3R ha pesantemente attaccato la sede della  «Unità di Sicurezza Formazione di Base Mista» (USMS) collocata nel villaggio di Wantiguera, proprio dove la Diocesi di Massa Carrara – Pontremoli è presente, dal 1993, con un gruppo di suore del «Lieto Messaggio» di Pontremoli. È sempre qui che nel 2003, ha «terminato la sua corsa», don Adriano Filippi, sacerdote «fidei donum», lunigianese e fratello di don Lucio, attuale parroco di Aulla. 

La crisi politico-militare che sta distruggendo un Paese con tante potenzialità e portando odio e violenza in un popolo pacifico dura da troppo, moltissimo tempo. I fatti sono noti. Nel marzo 2013, un ex generale scendeva dal nord per prendere «possesso» del Paese, con la forza. Ma queste non sono cose nuove per l’Africa, per la Repubblica Centrafricana che ha perso il conto dei capovolgimenti al potere guadagnati con le armi, la violenza e il sangue di tante persone innocenti.   

«Anche questa volta – dichiara Gianni Lazzarotti, direttore dell’Ufficio missionario  diocesano – il mondo ricco sta alla finestra e aspetta. Attende il momento per giocare – se è plausibile parlare di gioco quando il prezzo che si paga è la vita delle persone – alla speculazione e al maggior guadagno che, sappiamo bene, è sempre più un piatto ricco e a buon mercato quando c’è mancanza di sicurezza, assenza della giustizia. È la regola del ladro: rubo cose di valore, non pagate, per rivenderle a prezzo basso e molto conveniente per ricchi speculatori. A parte lo sfogo, cosa è possibile fare? Noi siamo a settemila chilometri di distanza. Non ci resta che affidarci alla preghiera, affinché Dio possa raddrizzare le vie storte e sbagliate degli uomini; illuminare chi veramente può fare qualcosa. Occorre agire in fretta per evitare che storie già viste in passato abbiamo a ripetersi». 

«La Chiesa, i credenti, ma anche le persone sensibili ai temi della cooperazione, – sottolinea il direttore – possono far sentire la loro vicinanza alle suore, ricordandole nella preghiera personale e anche nelle liturgie comunitarie che saranno celebrate. La loro testimonianza di fede è bellissima ed incoraggiante. Restano a Wantiguera, vicino alla loro gente, pronte a rinnovare l’apertura della loro casa a tutti coloro che li andranno per cercare rifugio e protezione». 

Chi sono i ribelli della 3R? Dopo avere rotto unilateralmente l’accordo di pace di Khartoum, il 5 giugno, il movimento ribelle 3R (Retour, Réclamation et Réhabilitation) non ha aspettato a lungo per seminare il panico nelle prefetture di Nana-Mambéré e Ouham -Péndé  che coincide con il territorio della Diocesi Bouar e della missione diocesana nella parrocchia di Wantiguera, nonostante l’avvertimento della «Minusca», (forza multinazionale di pace dell’ONU, ndr) che evidenziava la tendenza del gruppo ribelle ad espandersi in violazione degli accordi di pace sottoscritti. Non sorprende dunque che domenica 7 giugno il gruppo ribelle 3R abbia inviato un messaggio al governo e alla comunità internazionale annunciando la loro prima rivendicazione: il furto di tre veicoli umanitari nel villaggio Dongbaké (fonte CNC).  Da fonti locali, sul posto, sappiamo che «l’attacco è stato molto violento. Gli aggressori hanno usato armi pesanti per attaccare e distruggere la base della USMS». Secondo un ufficiale delle FACA (Forze Armate Centrafricane, ndr), l’obiettivo dei ribelli è stato quello di appropriarsi di armi e attrezzature militari presenti nella base di addestramento della USMS. E, a quanto pare, sono riusciti a farlo. Diverse armi ed attrezzature militari sono stati portati via dagli aggressori.  Secondo alcune testimonianze dei residenti a Wantiguera, gli aggressori si sarebbero posizionati già durante il giorno nella boscaglia nei pressi della base. Militari della USMS sarebbero stati informati della loro presenza da un sessantenne, ma nessuno pare lo abbia preso in considerazione. Per il momento, non si sa il numero esatto dei feriti nell’attacco, ma una fonte sanitaria ha detto che potrebbero essere coinvolte una dozzina di persone. 

DIOCESI DI MASSA CARRARA –PONTREMOLI

Ufficio stampa

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