Papadopoulos: “Renzi usato da Obama, sarà travolto”

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Non usa mezzi termini George Papadopoulos, ex membro del comitato consultivo per la politica estera nella campagna elettorale di Donald Trump durante le elezioni presidenziali del 2016.
L’ex consigliere del Presidente, in un’intervista rilasciata a La Verità, commenta le possibili ripercussioni per il nostro Paese dopo che il Procuratore generale americano William Barr ha costituito un team investigativo guidato dal procuratore John Durham per indagare sulle origini delle indagini dell’Fbi sul Russiagate nel 2016 e determinare se la raccolta di informazioni sulla campagna di Trump fosse “lecita e appropriata”. Una spy story che, come testimonia la visita di William Barr e John Durham in Italia la scorsa settimana, coinvolge anche il nostro Paese e i nostri servizi segreti: secondo Papadopoulos l’indagine di Barr e Durham potrebbe “travolgere” l’ex premier Matteo Renzi, a capo del governo italiano di allora.

Sulla visita di Barr in Italia, Papadopoulos spiega di “essere conoscenza degli ultimi sviluppi, non fosse altro per il fatto che sono al centro di questo grosso scandalo. La Cia e l’Fbi hanno usato persone come Joseph Mifsud per spiare il mio lavoro sull’energia e tentare di sabotare la campagna presidenziale, danneggiando ogni prospettiva di relazione internazionale tra Russia e Stati Uniti”. La stampa americana ha dipinto la mossa come il tentativo di screditare il lavoro di Mueller. “Ritengo che sia il presidente Trump sia il procuratore Barr siano nel giusto. Questa è un’indagine autorizzata sulle origini dell’operazione di spionaggio contro la campagna elettorale a carico di governi stranieri. L’Italia in particolare farebbe bene a cooperare in tal senso”.

Secondo l’ex consigliere di Trump “Renzi è stato usato da Barack Obama per attuare questo colpo basso nei confronti di Trump”, e ora lo stesso ex premier “rimarrà esposto e a causa di questa storia la sua carriera politica verrà distrutta, così come quella di altri esponenti di sinistra in Italia. Ritengo impossibile che un’operazione del genere si potesse svolgere senza che il governo dell’epoca ne fosse a conoscenza. Renzi stava prendendo ordini da qualcuno, ed era ben felice di obbedire”. Nel corso dell’intervista, George Papadopoulos racconta del suo primo incontro con il docente maltese della Link di Roma, Joseph Mifsud.

“Quando arrivai – osserva Papadopoulos -assistetti a un meeting tra alcuni funzionari dell’intelligente italiana, membri dell’opposizione libica e Vincenzo Scotti (ex ministro degli Esteri e dell’Interno e oggi presidente della Link Campus). La spiegazione che mi diedi fu che ai tempi la situazione della Libia era molto particolare, e che per ragioni storiche e geografiche l’Italia aveva tutto l’interesse a favorire una stabilizzazione della situazione locale”. Come ricorda Papadopoulos, fu proprio Vincenzo Scotti a presentargli Mifsud: “L’impressione è che entrambi sapessero perfettamente chi fossi. La sera stessa, a cena, parlammo di due argomenti: il settore energetico e la campagna elettorale di Trump. Mifsud si vantò di conoscere numerosi leader europei e di essere bene inserito nel Dipartimento di Stato, e disse che avremmo dovuto rimanere in contatto”. Mentre George Papadopoulos era a Londra, Mifsud lo contattò proponendogli di incontrare la nipote di Vladimir Putin. “Pensai subito che fosse una cosa impossibile, e mi rivolsi a Nagi Idris, il quale si mostrò felice di questo incontro e mi spinse a incontrare la donna. Sul perchè Idris menti e organizzò con Mifsud un falso incontro con questa persona, questo è attualmente oggetto di un’indagine”.

Lo scorso 11 agosto lo stesso Papadopoulos, in un’intervista rilasciata a Inside Over, spiegava che “il rapporto dell’Italia [con gli Stati Uniti] non progredirà a meno che tutte le informazioni sulle attività di Joseph Mifsud e la Link Campus riguardanti lo spionaggio e il lavoro con le agenzie di intelligence americane contro di me e Trump nel 2016-2017 venga rivelato”. L’ex consigliere di Donald Trump spiegò perché è stato, a suo dire, vittima di questa grande cospirazione che coinvolge l’intelligence americana e i servizi segreti occidentali: “Il mio lavoro nel settore dell’energia nel fornire consulenza ai governi e alle compagnie energetiche americane e israeliane è la ragione per cui questa tremenda vicenda di spionaggio mi ha investito”.

Mercoledì, Il Senatore repubblicano Lindsey Graham, a capo del Comitato giudiziario del Senato degli Stati Uniti e molto vicino al presidente Donald Trump, ha inviato una lettera al presidente del Consiglio italiano Giuseppe Conte, al primo ministro inglese Boris Johnson e a quello australiano Scott Morrison, in cui invita ed esorta i tre Paesi alleati degli Usa a cooperare con il Dipartimento di Giustizia in merito all’inchiesta sulle origini del Russiagate. Una richiesta che arriva a pochi giorni dalla visita di Barr in Italia.

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