Coronavirus, inizia la produzione di mascherine al carcere di Massa

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MILANO, 19/06/2006 VISITA DEL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA CLEMENTE MASTELLA AL CARCERE MILANESE DI SAN VITTORE. FOTO CLARA BIONDO/INFOPHOTO

Una bella pagina dal carcere di Massa: da oggi si producono mascherine chirurgiche.

È partito stamani, infatti, un progetto importante nell’istituto penitenziario, e in particolare nel laboratorio che si trova all’interno, ritenuta un’eccellenza. Lì lavoravano già diversi detenuti e venivano prodotte lenzuola e federe per tutte le carceri italiane e per tutte le caserme degli agenti.

Oggi, vista l’emergenza sanitaria dovuta al Covid-19, quel luogo trasformerà la propria attività e produrrà mascherine chirurgiche. Quindi stop alle lenzuola, tutte le energie saranno impegnate per produrre mascherine, con apposita certificazione. Mascherine che in primis saranno destinate a tutto il personale del settore penitenziario, ai detenuti, a tutti coloro che frequenteranno il carcere. Soddisfatte queste esigenze, grazie a un accordo con il ministero della Sanità e con le Ausl, le mascherine potranno essere destinate anche alle strutture ospedaliere.

«Un bellissimo segnale – commenta il deputato di Italia Viva Cosimo Ferri – e un messaggio forte di speranza e di solidarietà sia per i detenuti che lavoreranno all’interno sia per tutti noi. Un’iniziativa che può stimolare anche all’esterno del carcere gli imprenditori a convertire la propria attività produttiva. In queste settimane di difficoltà per il Paese, dove certamente la priorità è la tutela della salute di tutti, abbiamo assistito, infatti, alla mancanza di materiali sanitari».

«Mascherine – afferma Ferri – che servono alle donne ed uomini della Polizia Penitenziaria, a tutto il personale, a tutti i volontari, ai medici, agli infermieri, a chi continua a lavorare, a tanti operatori, a tante famiglie. Il numero delle richieste non riusciva e non riesce a soddisfare tutti e si è verificata in questi giorni una vera e propria “caccia alla mascherina”».

«Il nostro Paese – aggiunge il deputato – non ha una produzione interna sufficiente di questi materiali, tanto che la maggior parte viene acquistata all’estero, ma purtroppo tanti ordini sono stati bloccati alle frontiere. È stata, quindi, giusta la decisione del Governo di consentire alle imprese, a chiunque fosse in grado, di convertire la propria produzione e di dedicarla alla realizzazione di prodotti sanitari indispensabili per la tutela della salute. Questa pagina scritta in carcere può essere davvero di aiuto, consentirà allo Stato di risparmiare ma darà anche una risposta concreta ad un’esigenza reale. Grazie a tutti coloro che all’interno del carcere stanno lavorando per questo nuovo progetto. Uniti ce la faremo».

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