Morti stradali: perché è una strage silenziosa

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La vita, prima dei numeri. Le morti sulle strade italiane, l’ultima a Senigallia, dove due donne sono state travolte la notte del 6 mentre stavano uscendo da una discoteca della zona.

Intanto, nell’incidente di qualche ora prima in Valle Aurina, si contano 7 morti e 11 feriti: episodi tragici di un bollettino ormai tragicamente costante. Al punto che l’Associazione Sostenitori ed Amici della Polizia Stradale, davanti alle cifre che hanno sancito il passaggio dal vecchio al nuovo anno, è stanca che si bolli la valutazione di questi fenomeni come semplice “allarmismo”. L’Associazione, che da trent’anni si occupa di sicurezza stradale e monitora costantemente attraverso 16 osservatori (i cui dati sono spesso ripresi dai media nazionali) i problemi della mobilità sulle strade italiane, parla di stragi del sabato sera: “79 gli incidenti gravi avvenuti nelle ore notturne dei fine settimana, venerdì e sabato, di ottobre e novembre (35 al nord, 20 al centro e 24 al sud), con almeno un conducente ‘under 40’, in cui sono morti 50 giovani e 166 sono rimasti gravemente feriti”. Un fenomeno tutt’altro che costante. Come osserva il presidente dell’Asaps, Giordano Biserni, dal 2001 al 2015 il numero delle vittime della strada è calato drasticamente grazie ad interventi efficaci, come la patente a punti, la presenza di etilometri e una capillare campagna di prevenzione: “Poi dal 2018 abbiamo ricominciato a vedere il ripetersi degli incidenti delle notti del fine settimana” ha ricordato. Per l’Associazione, stanno venendo meno gli strumenti detentivi di una volta, come la carenza di pattuglie su strade statali e provinciali, perché – come sottolinea Biserni – “appena si abbassa la guardia i fenomeni tragici sulle strade tornano a riproporsi drammaticamente”.

Il “sacrificio” di Valeria
Valeria non aveva compiuto 18 anni quando, vent’anni fa, venne scaraventata da un’auto contro il muro di fronte casa. “L’avevo invitata io ad uscire con il fratello per premiarla dei suoi ottimi voti a scuola” racconta a Interris.it la madre, Giuseppa Cassaniti Mastrojeni: “Era mezzanotte quando, a ridosso del marciapiede, una Lancia delta urtò con violenza l’auto dell’amico di mio figlio che li aveva riaccompagnati a casa. Da quell’impatto mia figlia non è uscita più viva”. Oggi la donna è presidente dell’Associazione Italiana Familiari e Vittime della Strada (AIFVS) che s’impegna per mettere un argine alle stragi sulla strada: “Partendo da questa esperienza drammatica, ho impostato il lavoro, trasformandolo in un impegno sociale. Perché, se non conosciamo la nostra vocazione sociale, non miglioreremo mai le condizioni dell’individuo” ha detto. Ma la strada che batte con forza l’AIFVS è anche quella della legalità, perché “la giustizia del mondo è qualcosa che va non a chi muore, ma ai familiari che sopravvivono”. Per la presidente Cassaniti Mastrojeni, “la legalità si costruisce nelle istituzioni e diventa stile di vita nella società. Se non c’è nella società, vanno riviste le istituzioni. Basta capire che la strage potrebbe fermarsi se tutti collaborassero a vivere in modo civile”. Oggi la madre di Valeria è una dirigente scolastica in pensione, che si batte perché il diritto alla vita passi anche dalla giustizia: “Ci scrisse una lettera persino San Giovanni Paolo II. Ancora la ricordo: ‘Non rassegnatevi a considerare le vittime della strada un pedaggio pagato al progresso’ fu il suo messaggio. Per questo ci impegniamo, per ricordare a noi stessi che non siamo padroni della vita, ma servitori. Ed è anche per questo che la morte di mia figlia Valeria va vista come un sacrificio, da cui scaturisce e germoglia la vita, cioè una società più giusta”.

Un dato costante
I numeri forniti dalla Polizia di Stato e dall’Arma dei Carabinieri offrono una fotografia chiara, dove si rileva diminuzione degli incidenti rispetto al 2018 del 2,9%, mentre i sinistri con esito mortale sono rimasti pressochè invariati, a quota 1.430. Se è vero che, cifre alla mano, il numero delle vittime è calato, andando nel dettaglio si nota come la tendenza sia rimasta costante: nel dato del 2018 – rileva il documento – sono, infatti, comprese anche le vittime del crollo del viadotto sul Polcevera (43 in tutto). L’anno appena passato ha visto nell’autostrada un aumento del 3,1% degli incidenti mortali. Per tutto il 2019 si sono registrati almeno 3 milioni di pattugliamenti, durante i quali sono state rilevate oltre due milioni infrazioni al Codice della Strada. È qui che i numeri sono più eloquenti, perché le rilevazioni con gli etilometri hanno attestato un aumento di violazioni del 2% rispetto al 2018: i conducenti controllati, infatti, sono stati di circa un milione, di cui almeno 23.800 hanno ricevuto sanzioni per guida in stato di ebrezza. Quelli denunciati per uso di sostanze stupefacenti sono, invece, diminuiti di oltre il 6% (2.156). Nel gennaio del 2019, l’Asaps aveva denunciato le stragi del sabato sera come una vera e propria guerra. A distanza di un anno, le vittime sulla strada sono 11 in meno, ma il numero di conducenti con tasso alcolemico positivo, rispetto allo scorso anno, è aumentato dello 0,4%.

Bruschi (Polstrada): “Importante arrivare ai giovani”
Interris.it ha intervistato Maria Francesca Bruschi, vice questore aggiunto della Polizia Stradale.

Cosa ci dicono i dati forniti dalla Polizia di Stato e dall’Arma dei Carabinieri?
“Ci offrono una fotografia più o meno attendibile del fenomeno, pur non considerevole del totale di segnalazioni fornite dalla Polizia locale. I dati, di fatto, mostrano un trend altalenante: se nel 2001 le vittime erano oltre 7mila l’anno, cioè circa il 50% in più delle attuali (nel 2019 ve ne sono state 3.334), fino al 2015 c’è stata una riduzione costante. Quando si riduce un numero basso, è logico che risulta difficile mantenere quel trend statistico, nonostante vengano messi in campo tutti gli strumenti per continuare a ridurle”.

Qual è il dato più incisivo finora riscontrato?
“Dalla nostra attività di monitoraggio, possiamo affermare che circa il 99% degli incidenti stradali è causato da un comportamento umano scorretto. Questa, in termini di prevenzione, potrebbe anche essere ‘una buona notizia’, perché ci suggerisce che convertendo i comportamenti verso una guida più prudente, la situazione potrebbe cambiare”.

Quali strumenti sono risultati più efficaci per ridurre gli incidenti?
“Sicuramente dobbiamo continuare a fare efficacemente attività di educazione e prevenzione, perché la Polizia agisce attraverso i controlli. Come Polizia, conduciamo un’attività di educazione stradale capillare in tutto il territorio nazionale offrendo la stessa formazione in ogni provincia, perché riteniamo che l’unico modo per incidere sia creare conducenti più responsabili”.

Quanto è importante formare le nuove generazioni a una guida responsabile?
“È fondamentale, per questo usiamo il loro linguaggio e i loro mezzi per farci capire con più efficacia. Però gli studenti sono tanti e vorremmo arrivare a tutti, a più giovani possibili. Non dimentichiamo che i giovani sono dei portavoce efficacissimi, dunque fondamentali per creare conducenti più responsabili. Ma è chiaro che i giovani vanno guidati. In loro c’è una sopravvalutazione delle capacità, mentre sottovalutano il rischio di taluni comportamenti. Per questo va trovato l’approccio giusto con i giovani, facendo loro capire che guidare dopo aver bevuto una birra può essere pericoloso e che l’alcol è incompatibile con la guida. Nel corso dei servizi della Polizia Stradale, oltre 11mila giovani sono risultati positivi fuori dalle discoteche e, pertanto, hanno desistito dal guidare. Questo significa che 11mila guidatori ubriachi sono stati ‘tolti’ dalla strada”.

Fra i motivi di distrazione alla guida, quanto incide lo smartphone?
“Tanto, al punto che è considerato il principale fattore di incidenti per distrazione, che a loro volta sono circa il 16% degli incidenti stradali. Oggi usare lo smartphone è un gesto automatico e c’è una sopravvalutazione sia da parte dei giovani che degli adulti. Per far capire che si sopravvalutano le proprie capacità, spieghiamo chiaramente che, se per leggere un messaggio s’impiegano 5 secondi, è come se il conducente guidasse 5 secondi al buio. È un comportamento molto frequente e pericolosissimo, soprattutto nelle città”.

Quanto è importante l’impegno degli adulti?
“È essenziale. L’esempio di una guida corretta è il primo regalo che possiamo fare ai nostri figli, perché se nostro figlio ha avuto in casa un esempio di guida corretta, tenderà a ripetere quel comportamento. La famiglia deve far capire che il comportamento alla guida non è accessorio, perché le conseguenze di un approccio scorretto alla guida provocano, purtroppo, vittime. Ma spesso anche l’adulto lo sottovaluta. Dobbiamo dare a tutti strumenti di valutazione perché, se c’è una rete di buone pratiche, il compito nostro è agevolato. Siamo nei termini di un cambiamento culturale, che probabilmente ha bisogno di tempo e impegno per essere appreso. Noi, dal canto nostro, ce la mettiamo tutta”.

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