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Procuratore Generale Sottani: “Vi spiego perché la schiavitù non è sconfitta”

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Non si tratta solo di un’abolizione formale: la messa in schiavitù rappresenta forse il più grave e lesivo abuso nei confronti dell’essere umano, perpetrato in modi e tempi che non sempre tengono conto dei divieti legali..

La privazione della libertà, lo sfruttamento del prossimo, vere e proprie compravendite di persone: tutto questo rientra nel novero dei comportamenti banditi dalla società, fuori legge negli Stati, punibili sia nella condizioni di schiavitù che servitù. Eppure, oggi più che mai, l’allerta su questi temi resta più che mai elevata: esistono nuove forme di schiavismo nel mondo moderno, forse più invisibili e violente del passato, senza scrupolo alcuno nel mercificare il corpo altrui, che sia nella forma di sfruttamento proprio della prostituzione o nell’ambito del lavoro. Delle schiavitù di oggi, In Terris ha discusso con il Procuratore Generale della Corte D’Appello Sergio Sottani: “Chiunque commetta il reato di riduzione o mantenimento in schiavitù o servitù rischia una pena severa, espressione della gravità dell’attività criminosa in esame”.

La tratta degli schiavi non esiste più dal 23 febbraio 1807 quando fu cancellata dal Parlamento inglese. E, da oltre un secolo, tutti i Paesi del mondo hanno formalmente messo al bando l’asservimento degli esseri umani. Basta questo per dire che sia stata davvero abolita la schiavitù?
“La schiavitù viene tradizionalmente intesa come compravendita di esseri umani. Si poteva vendere una persona perchè questa era totalmente sottomessa ad un ‘padrone’ ed era privata della propria libertà personale e della dignità morale. Se queste ultime sono le caratteristiche peculiari della riduzione in schiavitù, purtroppo tuttora esistono situazioni di questo genere ogni volta in cui una persona sia obbligata a lavorare, a causa di minacce fisiche o psicologiche, e, in generale, sia privata della sua libertà di movimento. Queste condizioni di sottomissione assimilabili ad una vera e propria servitù si rinvengono in alcune forme di sfruttamento sia del lavoro ‘nero’, ad esempio con le attuali manifestazioni di caporalato ai danni di soggetti migranti irregolari, che sessuale, entrambe spesso a danno dei minori”.

Sui marciapiedi delle nostre città, la schiavitù si perpetua attraverso l’acquisto, lo sfruttamento, l’appropriazione indebita di altri esseri umani. Le vittime della prostituzione coatta sono le moderne schiave?
“Da alcuni decenni organizzazioni criminali transnazionali hanno instaurato una fiorente attività criminale di sfruttamento della prostituzione femminile da strada, nel territorio italiano, avvalendosi di una rete che trasferisce le donne dai loro territori di origine nel nostro paese. Per costringere alla prostituzione queste donne vengono quasi sempre violentate, private dei documenti e tenute in uno stato di sottomissione, secondo modalità differenti, a seconda dell’etnia, dell’organizzazione criminale, ma sempre accomunate dalla violenta privazione della libertà, psichica e fisica, della donna”.

E’ giusto ritenere che finché non saranno liberate le vittime della tratta non potrà essere dichiarata la concreta, effettiva abolizione della schiavitù?
“Il 2 dicembre 1949 l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha approvato la Convenzione per la repressione del traffico di persone e dello sfruttamento della prostituzione. Queste dichiarazioni assumono un alto valore simbolico ma spetta agli Stati il compito di tradurle in attività concrete. L’Italia ha recepito la Convenzione Onu per i diritti universali nel 1966, eppure si può ritenere che la situazione attuale sia peggiore di quella degli anni sessanta in quanto le forme violente e crudeli di sfruttamento organizzato della prostituzione femminile, classificabili come manifestazioni di riduzione in schiavitù, sono un fenomeno che il nostro paese ha imparato a conoscere solo da una trentina di anni”.

Oltreché quella a scopo di prostituzione coatta, quali sono le odiose forme di asservimento che hanno sempre come bersaglio le persone più fragili e indifese? Valgono le stesse logiche per l’accattonaggio?
“La servitù presuppone una situazione di svantaggio iniziale tra l’organizzazione criminale ed il singolo che ne viene catturato. La subordinazione può essere inizialmente psicologica e, nella quasi totalità dei casi, economica. Per questo motivo le organizzazioni riescono ad impossessarsi del corpo della persona ed a determinarne coattivamente le scelte. Le modalità di sottomissione sono sempre violente, anche se si distinguono per le caratteristiche etniche dell’associazione. Infatti, le indagini hanno svelato come nelle ipotesi di organizzazioni nigeriane un ruolo fondamentale nell’associazione criminale lo svolga la donna, la ‘mama’, che spesso induce uno stato di totale prostrazione nella prostituta, anche avvalendosi di rituali magici.
Per quanto riguarda il fenomeno dello sfruttamento criminale dell’accattonaggio non si può escludere che, talvolta, i questuanti che vivono nelle nostre città siano sottoposti a ricatti da parte di associazioni delinquenziali. Ciò non può far dimenticare tuttavia che la caratteristica peculiare dell’attività di sfruttamento organizzato della prostituzione è rappresentata dalla vendita del corpo a fronte del corrispettivo economico da parte del cliente, mentre la forma schiavista del lavoro implica la perdita di ogni tutela minima del lavoratore, a vantaggio del profitto in capo al fruitore della prestazione lavorativa”.

A quali conseguenze penali va incontro chi distrugge la libertà di un individuo per farne uno strumento dei propri istinti più primordiali, eticamente riprovevoli, socialmente distruttivi?
“Chiunque commetta il reato di riduzione o mantenimento in schiavitù o servitù rischia una pena da otto a venti anni di reclusione. Si tratta di una sanzione particolarmente severa che è espressione della gravità dell’attività criminosa in esame”.

Il costo personale e collettivo della tratta grava come un macigno sulla nostra civiltà. Perché sono solo poche centinaia le persone detenute nelle carceri italiane per i reati connessi alla prostituzione?
“Lo stato di soggezione delle persone ridotte in schiavitù o servitù ne determina la paura, in quanto il tentativo di ribellione può costare la vita. Da qui un contesto di assoluta omertà che rende difficile l’accertamento del reato ad opera della magistratura e delle forze dell’ordine. Per questo sono fondamentali quegli interventi immediati di tutela delle donne che vogliano sfuggire alle organizzazioni criminali, mediante la predisposizione di un intervento diretto a tutelarne la libertà personale, con la protezione dell’anonimato e l’accoglienza in strutture pubbliche. Grazie anche alle modifiche legislative si può affermare che in questi anni si siano ottenuti dei risultati positivi per cercare di eliminare questo reato che rappresenta uno dei più odiosi crimini contro la persona”.

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