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6:22 am - giovedì Novembre 21, 2019

Ventitremila libri destinati al macero, lo stabilisce un atto di giunta

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Libri, giornali, saggi e riviste. Messi in linea, una copia dietro l’altra, formano metri e metri di patrimonio documentale di proprietà del Comune di Massa, abbandonato, per quasi vent’anni, in un deposito in via Dorsale.

Si parla di ventitremila monografie e 1200 riviste scientifiche, più altri 500 quotidiani pubblicati tra gli anni ’60 e ’90. Dal 1998 ad oggi, tutti questi documenti sono rimasti chiusi e accantonati dentro al Bic di via Dorsale. Riesumati in questi mesi, le loro condizioni sono apparse talmente degradanti da essere stati destinati al macero. Una fine ignobile per quei 550 metri lineari di libri, 330 metri lineari di periodici e oltre 100 metri lineari di altri materiali vari. E ciò che è peggio è che non è dato sapersi quali fossero i contenuti di quelle migliaia di pagine. Ma com’è stato possibile permettere che marcissero?

Tutto inizia nel 1998 quando la biblioteca di piazza Mercurio chiude per essere ristrutturata. Temporaneamente la sede viene spostata a Villa Rinchiostra e il materiale diviso fra diversi luoghi, in particolare Bic e via Alberica, nel Fondo Antico. All’epoca il sindaco è Roberto Pucci e ciò che inizialmente doveva essere una soluzione temporanea, diventa una questione di lungo periodo. Ogni anno il Comune per quel deposito deve pagare diverse migliaia di euro. E giorno dopo giorno i libri iniziano a deteriorarsi. Una lenta, e inesorabile, morte culturale. Poi, con il cambio di amministrazione, arriva la parola che ne sancisce la fine definitiva: meglio distruggere i libri così da sgomberare lo spazio di via Dorsale e così risparmiare il canone per il suo affitto.

Un atto di giunta del 6 marzo 2019, stabilisce infatti che per “razionalizzare gli spazi” si deve svuotare il magazzino del Bondano, altro deposito di libri abbandonati, e distruggere le 23 mila monografie,opere di saggistica e pubblicazioni scientifiche che raccontano gli ultimi 50 anni di storia, locale, nazionale e internazionale conservati al Bic. «La biblioteca è per la pubblica lettura e non per la conservazione»– ha ribattuto l’assessora alla cultura, Veronica Ravagli al consigliere comunale del Pd Stefano Alberti che in proposito ha interrogato la giunta. «è vero che il magazzino è stato dismesso? Quanti libri e periodici sono/erano immagazzinati nel sito? Dove sono stati ricollocati? Quali atti amministrativi hanno prodotto lo scarto». Domande alle quali è stata data in parte una risposta durante l’ultimo consiglio comunale: il macero si è reso necessario per questioni di degrado, di animali come i ratti che ormai, fra quelle parole nascoste nel buio del Bic, avevano trovato riparo. Resta in sospeso solo un quesito: quali argomenti trattavano quei libri? Il Ministero dei beni culturali, in proposito è chiaro: è dovere delle istituzioni destinare i documenti all’alienazione “dopo aver pubblicato l’elenco del materiale autorizzato allo scarto sul sito istituzionale per un periodo congruo (almeno 90 giorni) in modo da consentire la presentazione di eventuali richieste da parte di istituzioni pubbliche o private senza fini di lucro”.

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