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8:01 pm - lunedì aprile 22, 2019

Reddito di cittadinanza, 3mila apuani hanno fatto domanda

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UFFICO POSTALE-0585NEWS

Sono stati 3.093 gli apuani che hanno presentato domanda per il Reddito di cittadinanza. In particolare nelle due sedi Inps provinciali sono giunte 2.404 richieste a Carrara e 689 ad Aulla.

Relativamente alle fasce d’età l’Inps fornisce dati aggregati a livello nazionale dove emerge come i giovani rappresentino la minima parte delle domande presentate, circa il 3%. Il 22,5% è rappresentato invece dalla fascia 25-40 anni, il 61,3% 41-67 anni e il 13,1% sono ultra 67enni.

Ricordiamo che si tratta dei dati relativi al primo mese di raccolta delle domande a cui sarà dato riscontro tra il 26 e il 30 aprile quando i richiedenti riceveranno la risposta dall’Inps. Se la domanda sarà accolta, a maggio partirà il pagamento. Le 3mila e passa domande presentate in terra apuana, però, sono ben distanti da quei 12.500 attesi nelle stime delle istituzioni dei giorni subito precedenti alla presentazione delle domande.

Visti questi numeri «qualche domanda sulla realtà lavorativa della provincia di Massa-Carrara, su quella del Paese e sull’incidenza del lavoro nero forse dovremmo porcela» ha commentato il ricercatore carrarese Giorgio De Filippi. «A Massa-Carrara – ha proseguito – l’Istat attribuisce nell’indagine sulle forze lavoro 8.910 disoccupati (tasso di disoccupazione 10,4%)». «Esempio – ha aggiunto – se una donna delle pulizie lavora 8 ore al giorno, per 8 euro l’ora per 20 giorni al mese porta a casa 1.280 euro in nero. È sicuramente una sfruttata, ma perché dovrebbe fare domanda per il reddito di cittadinanza prendendone la metà e facendosi controllare? Se lavorando in nero prendo 6-700 euro al mese con la prospettiva di incrementare i miei guadagni perché dovrei prendere la stessa cifra, ma sottopormi ai controlli? Ci sono meno domande del previsto perché ci sono più lavoratori in nero di quanto erano stimati».

IL COMMENTO DI ACLI TOSCANA
«Alcune luci e molte ombre. Se analizziamo i dati pubblicati dal ministero non possono che emergere elementi di forte preoccupazione» così il presidente delle Acli della Toscana, Giacomo Martelli, spiega i numeri relativi al Reddito di Cittadinanza in Toscana resi noti dal Ministero del Lavoro. «Come Toscana con 35.653 domande raccolte sia online, sia alle Poste sia ai Caf, siamo la nona Regione d’Italia – annota Martelli –. Ci precedono in questa classifica delle domande Campania, Sicilia, Lazio, Puglia, Lombardia, Calabria, Piemonte e Sardegna. E ci seguono Emilia Romagna, Veneto, Abruzzo, Liguria, Marche, Friuli, Basilicata, Umbria, Molise, Trentino Alto Adige e Valle d’Aosta. Insomma stiamo a metà strada, nel mezzo fra realtà dove le richieste di sussidio sono cospicue anche per l’alto numero degli abitanti oltreché per la situazione economica, e realtà dove i residenti sono meno e la realtà economica non disastrosa».

«È equilibrata anche la distinzione fra uomini e donne – aggiunge Martelli – dato che fra quelle quasi 36mila domande poco più di 20 mila sono state presentate da cittadini toscani (20402 ndr) e circa 15mila da cittadine toscane (152519 ndr). Un dato questo che invece è in controtendenza rispetto al dato nazionale che vede prevalere le richieste fatte da donne (54%) su quelle presentate da uomini (46%). Si tratta di numeri che a nostro avviso – spiega Martelli – disegnano una verità parziale della situazione economica e sociale della Toscana che non è più da tempo Terra Felix. Infatti, se da una parte è un elemento positivo che siano state stanziate tante risorse per una misura di sostegno a chi ne ha bisogno – molte più risorse di quante ne aveva a disposizione ad esempio il Reddito di Inclusione (Rei) dall’altra anche questi numeri ci confermano le nostre preoccupazione su uno strumento che mischia logiche di aiuto a logiche di politiche attive del lavoro. E soprattutto non ci tolgono il dubbio che alla fine si corra il rischio di non aiutare tutti quelli che ne hanno bisogno, piuttosto che di condurre verso una occupazione stabile e di qualità chi è senza un lavoro o ne ha uno instabile e precario. Per essere poi una misura di politica attiva destinata ad aumentare l’occupazione, colpisce lo scarso numero di giovani coinvolti che contrasta con l’alto numero di giovani disoccupati».

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