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8:41 pm - lunedì aprile 22, 2019

Se penso alle motivazioni per cui è nata la Federazione Italiana Volontari della Libertà

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Se penso alle motivazioni per cui è nata la Federazione Italiana Volontari della Libertà,

non posso cadere nel retorico, neppure in un’occasione ufficiale come questo 10 aprile, a 74 anni dalla liberazione di Massa. Nel 1948 in un contesto storico che iniziava ad essere contrassegnato dalle forti contrapposizioni ideologiche della guerra fredda, molte formazioni autonome che, nel corso della Resistenza, avevano raccolto partigiani cattolici, liberali, apartitici e gli appartenenti all’ex esercito italiano si schierarono apertamente per lo stabilimento in Italia di una democrazia di tipo occidentale, fondata su una pluralità di liberi partiti. Fu fondata la Federazione Italiana Volontari della Libertà. Anche nella nostra città molti vi aderirono e ne furono validi testimoni per il resto della loro vita. Il 10 aprile per la nostra città è la data della festa, del ricordo, delle belle parole ma anche l’inizio della rinascita dove davvero gli uomini di buona volontà si sono impegnati per la crescita della nostra città e della nostra nazione. Recentemente è scomparso a 103 anni il Dott. Carlo Pierotti che fu politico, amministratore, cattolico impegnato. Durante la guerra fu fatto prigioniero a Pantelleria ed internato del campo di prigionia a Marrakesh, dove collaborando con gli alleati, comprese il valore della Libertà e delle libere istituzioni nella lotta contro le dittature nazifasciste, ottenendo il comando di due compagnie di prigionieri italiani. A seguito di tale attività di collaborazione con le forze alleate divenne partigiano e, tornato in Italia, fu socio fondatore della Federazione Italiana Volontari della Libertà della nostra Provincia. Nel novembre 2015, ricevette la Medaglia della Liberazione. Un esempio, fra gli altri, di come la resistenza possa essere stile di vita, testimonianza e impegno concreto. Non sempre è facile in tempo di pace, figuriamoci in guerra o nella miseria del dopo

guerra. Per meglio spiegarmi, voglio citare la figura di Alberto Bondielli, nel 1922 fondatore dello scoutismo cattolico, nel 1935 Presidente della Federazione Giovanile di Azione Cattolica, nel 1943 entra nella resistenza, nome di battaglia “Enzo” nel dicembre dello stesso anno è arretato per la Sua attività antifascista e una volta rilasciato continua con coraggio e fermezza la sua opera, diviene poi Presidente del Comitato Provinciale di Liberazione Nazionale. Vi voglio leggere alcuni brani dal libro “Alberto Bondielli uomo di fede e di libertà” edito dal Centro Studi “Alcide De Gasperi” di Massa nel 2004 in occasione del decimo anniversario della Sua morte. Emilo Palla, partigiano e segretario del CLN provinciale, storico anche della resistenza scrive: “c’è un episodio che pochi conobbero, avvenuto durante i disordini locali e nazionali della cosiddetta contestazione giovanile o studentesca, quando parve che i responsabili dell’utile pubblico stessero perdendo coscienza e coraggio. Anche allora nessuno amò pronunciarsi: non i partiti, non i sindacati, non i magistrati. Alberto Bondielli invitò ad Antona alcuni ex partigiani, gente della resistenza e della scuola per un esame della situazione. Secondo Lui si andava profilando un collasso simile a quello seguito all’8 settembre. L’incontro non ebbe successo ne seguito, mancando la motivazione morale e patriottica. Le opinioni erano diverse, l’analisi confusa, i pareri prudenti, l’impressione generale era che stesse cambiando la concezione stessa dello stato, ma si capiva anche che dalla rovina del vecchio ognuno sperava vantaggi nel nuovo. Pertanto la gente rimase alla finestra, aspettando. L’episodio, nella sua modesta portata è però significativo di quanto differisse la generosa moralità dalla

calcolata prudenza. Tra l’indifferenza generale si consumava allora un danno forse irreparabile contro la cultura e lo spirito nazionale, uno scontro, un conflitto non militare ma egualmente pernicioso in cui si trovarono coinvolti e smarriti i giovani, ai quali Alberto Bondielli porgeva ancora una volta la Sua patriottica solidarietà”. Oggi come allora, per noi come per uomini come Alberto Bondielli, la resistenza è un dovere morale e civile, in una realtà dove l’odio non deve mai prendere il sopravento e mai c’è da volere la morte dell’avversario. Per Alberto Bondielli, continuo a leggere dal libro “i problemi di Massa andavano risolti a Massa, nella collaborazione delle forze locali. Era la lezione di Don Luigi Sturzo, era stata quella dello Scoutismo, era stata soprattutto la Resistenza, quando Massa e la Sua gente rimasero sole, nei loro terrori, nella loro fame, nelle loro risorse morali. Per questo egli volle che i “suoi” partigiani non fossero politicizzati: perché erano prima di tutto patrioti dell’Apuania”. Dunque oggi festeggiamo ma nel contempo vi esorto giovani studenti vi esorto amministratori e consiglieri a far tesoro dei testimoni della libertà e della democrazia. Ricordiamo che anche nel giorno della liberazione, il 10 aprile 1945, vi fu morte: quell’ultima cannonata che uccise Naldo Pegollo in piazza Aranci. Non abbassiamo la guardia, viviamo l’oggi ma costruiamo il nostro futuro non stando alla finestra sperando nell’impegno altrui ma facendo sentire la nostra voce: il sussulto di tanti può coprire la voce grossa di pochi! Anche oggi e tutti insieme.

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