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Amianto, l’esperto: “Ecco i lavoratori a rischio”

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Le morti per amianto (o asbesto) continuano ad aumentare: nel 2018 sono state quasi 6.000 a causa dei lunghi tempi di latenza delle malattie provocate dalle sottilissime particelle liberate dal materiale, largamente utilizzato fino agli anni Ottanta per finalità ignifughe.

Solo il mesotelioma pleurico – una delle forme di cancro provocate dalla silenziosa fibra killer – ogni anno uccide 100.000 persone nel mondo, delle quali 15.000 in Europa e 1.500 in Italia. Ma il peggio deve ancora arrivare: Per il 2030 è infatti previsto il picco di decessi. In Terris, ne ha parlato con il presidente dello Sportello Nazionale Amianto, Fabrizio Protti.

Nei giorni scorsi a Roma, avete promosso un incontro sul tema “Amianto: Malattia, prevenzione e previdenza”, qual è il vostro bilancio?
“Il bilancio è certamente molto positivo. L’affluenza è stata altissima, siamo andati in overbooking, e questo è importante perché per la prima volta, siamo riusciti a mettere attorno a un tavolo, non solo la politica e le istituzioni nazionali, ma anche quelli locali, come i direttori regionali delle Asl, delle Inail, e l’esercito, con i maggiori responsabili della sicurezza dei lavoratori del comparto della Difesa. Una giornata, che ha permesso di creare nuove sinergie tra le parti interessate, che come Sportello Amianto cercheremo di coordinare, per essere sempre più vicini alla popolazione”.

Gli ultimi dati parlano di almeno 40 milioni di tonnellate da bonificare e di circa 1 milione di siti contaminati, tra cui 2.400 scuole, 250 ospedali e 1.000 tra biblioteche ed edifici culturali… A che punto è la mappatura?
“La mappatura è totalmente incompleta. Il sito del ministero dell’Ambiente, parla di dati approssimati al 40%. Questo significa non avere stime. Per risolvere questo grave gap, lo Stato sta cercando di finanziare alcuni progetti di ricerca, senza tuttavia ottenere alcun risultato concreto. Il problema è che anche in questo caso manca un coordinamento univoco. Il caso di Roma è sicuramente il più eclatante, perché non è mai stata fatta nessuna mappatura ufficiale. Proprio per tale motivo stiamo procedendo con il Comune, per prendere in carico la questione, che al momento è di competenza della Regione”.

Nonostante l’asbesto sia il minerale e la sostanza più genotossica per l’uomo, l’Italia fin dal secondo dopoguerra né è stata la maggior consumatrice nella Comunità Europea. Ma quali sono le nuove categorie a rischio?
“La categoria dei nuovi esposti è ampia. Il problema è che c’è molta disinformazione al riguardo. Gli stessi addetti ai lavori, non sono consapevoli dei rischi che corrono in caso non adottino determinate precauzioni, come le maschere per la protezione delle vie respiratorie. Faccio degli esempi: Noi abbiamo una categoria di nuovi esposti che merita, in questo momento l’attenzione dello Stato, che sono coloro che si stanno occupando di costruire la Tav. Chi scava gallerie, tunnel, viene infatti inevitabilmente a contatto con l’amianto naturale. Ed è proprio per questo che sono state istituite delle commissioni di analisi che studieranno e certificheranno delle linee guida per limitare al minimo rischi per la salute di questi lavoratori. Ma non ci sono solo loro. Pensiamo al muratore che va a casa di “X” a fare una traccia per mettere dei fili elettrici. Se l’appartamento è stato costruito tra gli anni ‘40 e gli anni ‘90, probabilmente si imbatterà nell’asbesto. Tali categorie devono essere informate e proprio per questo il nostro Sportello è sempre impegnato in promuovere delle campagne di informazione”.

Quali passi avanti sono stati fatti a livello istituzionale?
“Il pubblico procede con tempi più dilatati, rispetto al privato. Facciamo l’esempio degli Sportelli Amianto, a cui lo Stato, già dalla messa al bando del materiale del 1992, aveva affidato il compito di informare i cittadini sui rischi. Fino alla nostra nascita, il 1° gennaio 2017, erano solo 36 in tutta Italia, di cui soltanto 2 di natura pubblica, tra cui uno, quello di Casale Monferrato, considerato un’eccellenza; gli altri erano invece gestiti da singole associazioni, che non sistematizzavano l’informazione e davano una visione, magari coerente, ma soggettiva. Con il nostro arrivo, molto è cambiato, abbiamo messo a sistema 40 associazioni, 400 comuni, e nell’arco di 2 anni, creato 400 Sportelli Amianto. Risultati che crescono di mese in mese, e che denotano come pubblico e privato viaggino a differenti velocità”.

Cosa auspicate per il futuro?
Vorremmo che, prendendo spunto dal discorso del presidente Conte fatto all’Assemblea dei sindaci sul tema dei beni comuni, si spacchi questa dicotomia pubblico-privato, nella quale il pubblico si arrocca su posizioni di paternità, di competenza, e non accetta l’intervento sinergico coadiuvante del privato. Lo stesso premier ha sottolineato che il concetto di Stato coincide con quello di collettività. Per cui ci auguriamo che le posizioni del pubblico, che tanto riflessive sono, possano accettare un pò del dinamismo del privato per arrivare ad AmiantoZero”.

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