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Ortoressia: la mania del cibo sano

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L’ortoressia è un disturbo, individuato dal dietologo Steven Bratman nel 1997, legato all’ossessione di ricercare e mangiare cibi sani, al punto di condizionare completamente la propria vita.

Mania
La mania può raggiungere delle forme piuttosto gravi che inducono il soggetto a un controllo maniacale degli alimenti e di come vengono trattati e serviti, tanto da porre nevrotica attenzione anche al piatto e alle stoviglie affinché siano in condizioni di perfetta pulizia e non sporchi di elementi contaminanti o costruiti in leghe metalliche ritenute tossiche. Tale condotta pone l’individuo in una situazione difficile, in cui tende a isolarsi e a rarefare i pasti fuori dal proprio ambito di sicurezza; ne consegue una vita sociale compromessa, con contraccolpi a livello relazionale. Ignorando provenienza, conservazione, cottura e impossibilitato a gestire la situazione, l’ortoressico è disposto ad andare a cena a casa di amici soltanto portandosi le pietanze già pronte. In caso di eventuale “sgarro” (non consistente in un consumo notevole di un cibo bensì nell’assunzione, anche minima, di cibi ritenuti non perfettamente sani), subentra un senso di colpa che ha aspetti lancinanti sull’umore e sulla psiche.

Diffusione
Pur non essendo ancora inserita nel Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (più noto come Dsm e utilizzato a livello mondiale), l’ortoressia, dalle parole greche “orthos” (corretto) e “orexis” (appetito), è diffusa e colpisce diversi soggetti. E’ riconosciuta dalla Fida (Federazione Italiana Disturbi Alimentari) che riunisce associazioni del territorio nazionale affinché le figure preposte (psicoterapeuti, medici, nutrizionisti e psichiatri) possano studiare, prevenire, informare e curare i pazienti affetti da tali patologie. Sul sito del ministero della Salute si legge che sono circa 3 milioni le persone soggette a disturbi alimentari (Da), intesi, globalmente, come “epidemia sociale”. Lo stesso dicastero, che inserisce l’ortoressia tra i “Disturbi non ancora inquadrati dal punto di vista diagnostico ma considerati come comportamenti a rischio di sviluppo Da”, ha quantificato, nel 2018, circa 500 mila individui affetti in Italia (la percentuale maschile è quasi il triplo di quella femminile).

Problema serio
Come spesso accade, si passa all’esagerazione vera e propria: dalla ricerca della buona cucina e dei piatti salutari, per una dieta adeguata e genuina, si arriva al culto vero e proprio per il cibo incontaminato, alle convinzioni pessimistiche sul procedimento di raccolta, di conservazione e di trattamento delle sostanze alimentari. Chi ne soffre è disposto addirittura a privarsi del cibo (anche per lunghi intervalli temporali) finché non sia certo della provenienza pura e naturale; spesso finisce per somatizzare la situazione di disagio, con ansia, tremori, nausea e vomito.

Le notizie che sono giunte nel passato sui cibi contaminati o pericolosi (come i casi della “mucca pazza” o dell’“influenza aviaria”) hanno generato, inevitabilmente, un allarmismo di rilievo. Alcuni soggetti non nutrono fiducia nelle istituzioni, nelle parole degli esperti, negli allevatori e nella distribuzione per cui, in un semplicistico far da sé, rinunciano a priori a rischiare, fidandosi esclusivamente delle proprie convinzioni e del proprio “naso” nel riconoscere gli unici veri cibi sani.

Fanatismo
L’integralismo dell’ortoressico, convinto che tutta la salute passi dal cibo, a volte conduce anche a un fanatismo “culturale”, a una presunta superiorità, rispetto al volgo circostante che erra nelle regole alimentari, che porta la persone a ergersi sopra tale plebe e a centellinare i rapporti sociali. Il salutismo portato all’eccesso, con la certezza di perseguire la retta via verso la salute e la migliore qualità della vita, conduce a comportamenti irragionevoli, di conflitto con il cibo pur nella convinzione di ritenersi i maggiori esperti. Ciò si collega anche all’incalzante desiderio di poter ottenere ed esporre un corpo sempre perfetto, quasi inattaccabile dal tempo che passa.

Trattamento
La società moderna, culla dell’immagine e dell’apparire – in cui pullulano centri benessere, spa, palestre, centri estetici, personal trainer – può generare, infatti, patologie del genere. Il ministero della Salute ricorda e ammonisce: “Il trattamento dei Da richiede strutture e personale altamente specializzati”. E’ necessario, quindi, il ricorso a tali esperti che, gradualmente, possano ricondurre il malato a un rapporto sereno con l’alimentazione. Allo stesso tempo, è indispensabile la collaborazione del soggetto e il suo scendere dal gradino di superiorità in cui si è posto, considerando valide le indicazioni degli esperti, i consigli degli amici e, soprattutto, accettando le imperfezioni del proprio corpo (qualora ce ne fossero) e il decorso degli anni, senza perseguire l’immortalità.

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