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Cava Fornace, stop demagogia e più informazione

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Rimango perplesso dalle dichiarazioni di Confartigianato Imprese sulla discarica”

– il Presidente della commissione di controllo sulla discarica di cava fornace affida a una nota le proprie considerazioni in seguito alle dichiarazioni pubbliche dell’associazione Confartigianato Imprese – “L’associazione dichiara di essere abituata ad affrontare i problemi prima verificandone tutti gli aspetti connessi, e che l’opinione condivisa da quattro amministrazioni comunali sulla chiusura del sito non affronta un’accurata e ponderata riflessione. Inoltre l’associazione si spertica nel dire che la convinzione che discarica sia sinonimo di inquinamento e conseguentemente nociva per la popolazione, sia errata. Li invito quindi a ponderare sui dati incontrovertibili che vedono il mancato rispetto dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (A.I.A.) riguardo le percentuali di materiali conferiti, dato che vengono stoccati in discarica rifiuti contenenti amianto per una percentuale pari al 56,62% mentre l’A.I.A. prevede il 30% (dati ARPAT 2016); la discrepanza tra autorizzazione rilasciata e conferimenti, dato che l’A.I.A. prevede limiti quantitativi espressi in volume per ogni materiale conferito, mentre i registri e formulari forniti dai gestori ad ARPAT indicano quantitativi espressi in peso; la presenza di fibre di amianto aerodisperse nel piazzale di carico della discarica, seppur sotto i limiti di legge, che per ARPAT evidenzia una gestione non ottimale di tali rifiuti; lo sforamento del parametro Triclorometano rispetto ai limiti indicati nell’A.I.A., risultante dal monitoraggio delle acque sotterranee e piezometri da parte di ARPAT. Inoltre, riflettano accuratamente sul fatto che la società Programma Ambiente Apuane, che gestisce la discarica, al 12 settembre era in arretrato con i pagamenti degli indennizzi ambientali al comune di Montignoso per una cifra pari a 278.426,98 euro. In ultima istanza, effettuino un’accurata e ponderata riflessione in relazione ai registri di carico, analizzando quanti rifiuti arrivino dalla nostra zona e quanti da fuori provincia: magari in questo modo si renderebbero conto di quanto sia errato lanciare il messaggio che tale sito attualmente consenta di risolvere il problema dello smaltimento dell’amianto nella nostra zona. Se proprio volessere approfondire ulteriormente, potrebbero scoprire che l’amianto si può inertizzare e non smaltire, trasformandolo in materiale non più potenzialmente nocivo ed addirittura riutilizzabile. Invito i dirigenti nominati dall’associazione nel proprio comunicato non solo a farsi una passeggiata in discarica e dire che va tutto bene, ma a confrontarsi con la commissione: siamo disposti a fornirgli tutto il lavoro e le analisi eseguite fino ad oggi. Magari in questo modo saranno in grado di rettificare la propria posizione.”

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