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Pontremoli, tassista da oltre mezzo secolo: «Smettere? Non voglio pensarci»

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No, Tullio non è in casa. È a lavorare. Lui è innamorato del suo lavoro. Pensi che se lo chiamano all’ora di cena si alza da tavola e sale in macchina».

Alle quattro del pomeriggio Rosa Figaroli è nella sua casa di Pontremoli, impegnata tra le faccende domestiche e la preparazione della cena. L’uomo che condivide la vita con lei da sempre, invece, è parcheggiato di fronte alla stazione ferroviaria. Sorriso cordiale, maglioncino, camicia e le chiavi già inserite nel cruscotto. Tullio Scarpenti è il tassista più longevo d’Italia.

«Ho fatto la prima corsa nell’agosto del 1963. Accompagnai un amico americano. Io volevo solo offrirgli un giro, ma lui volle pagarmi per forza, me lo ricordo come fosse ieri». Da cinquantaquattro anni Tullio la mattina si sveglia e mette le mani sul volante. Le vacanze? Roba da pivelli. «Il vero tassista è sempre al servizio del cliente. La gente ha memoria – spiega l’uomo – si ricorda di chi gli nega un passaggio e non lo chiama più».

Dal lavoro, Tullio, si è assentato in meno di una manciata di occasioni in vita sua. «Per il battesimo dei ragazzi, per la loro cresima e per la loro laurea. È un lavoratore instancabile», dice con fierezza la moglie, che poi, però, aggiunge: «Ora forse è il momento di smettere». Lasciare il taxi. Abbandonare un mondo, una vita, tutto. Tullio non vuole nemmeno pensarci. «Si, smetterò. Me lo dicono tutti, moglie e figli in primis. Però ora non voglio soffermarmi a pensare a quel momento». Mike Bongiorno, Luciano De Crescenzo, e poi marinai, pescatori, cacciatori. Alle sue spalle Tullio ha avuto personaggi di ogni calibro. E sul taxi anche i più burberi si lasciando andare. Con l’autista ci si sente come dal prete, in una sorta di confessionale con le ruote, dove tutto si può dire.

«La gente con i tassisti si apre completamente. Si parla di sport, di politica, di vicende personali. Non si immagina quante persone ho ascoltato in vita mia». Ride il super taxi driver di Pontremoli ripensando alla sua carriera, che lo ha portato a Milano, a Caserta, a Roma, a Pesaro «anche a Lugano, avevo un cliente là. Altri tempi, ora faccio molti viaggi brevi». Lo spirito da stacanovista ha permesso a Tullio Scarpenti di garantire un futuro ai figli, di farli studiare in completa tranquillità. Ma lui, tutti quei chilometri, non li ha fatti solo per soldi. «Io amo il mio lavoro. Per questo non so come farò quando sarà l’ora di smettere». Il sole tramonta e la “Tullio mobile” è sempre lì, di fronte alla stazione. In attesa dell’ennesimo viaggio. Poi arriva l’ora di tornare a casa. Un po’ di meritato relax prima di un’altra giornata di lavoro. Perché al tassista più esperto «non vecchio, mi raccomando» d’Italia, i clienti non mancano. «Ho sempre lavorato bene, la gente si è affezionata e mi continua a chiamare. E io continuo a guidare il taxi».

Fonte:iltirreno.it

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