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12:34 am - lunedì Novembre 18, 2019

Accoglienza profughi con cifre a sei zeri ma guai a chiamarlo business

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Gara stipulazione accordo quadro per affidamento servizio accoglienza ed assistenza cittadini stranieri richiedenti protezione internazionale in provincia di Vicenza riferito ai prossimi due anni e rivolto all’accoglienza di 2900 migranti, per esempio, e non è neppure uno dei più alti.

Sicuramente è molto alto, in proporzione il numero di profughi accolti, se si pensa che Vicenza, con i suoi 113000 abitanti, risulta più piccola della provincia di Massa Carrara, che di abitanti ne conta in totale 197000 e che per tutto il suo territorio per il prossimo anno ha una previsione massima di 800 migranti accolti.

Lo stesso bando nella provincia apuana, infatti, parla di 21 milioni di euro per il 2018, che, quasi quasi, in confronto al botto di Vicenza, sembran quasi bazzecole. Invece sono milioni: un grossissimo giro di soldi che, se pur giustificato con la nota spese specifiche per il sostentamento giornaliero di ogni immigrato, non può non far sorgere qualche dubbio.

Anche perché è cominciata ormai la corsa ad adeguare abitazioni più o meno dismesse alle caratteristiche, spesso minime e ancor più spesso e colpevolmente, poco monitorate, richieste per ospitare profughi. L’aspetto umanitario e solidale del servizio crea in molti casi un abbaglio fin troppo accecante sul più temuto e osteggiato dei sospetti: che l’affaire accoglienza diventi in molti casi un lucroso business. In molti casi non è così e, come sempre, far di tutta un’erba un fascio sarebbe ingiusto e pericoloso.

Tante sono le associazioni e le cooperative ed anche le singole persone che scelgono la strada dell’accoglienza profughi per umanità, solidarietà e fratellanza. Tante, anche sul territorio locale, sono le strutture che cercano di dare condizioni dignitose ai migranti ma ce ne sono anche molte, purtroppo, che non badano neppure a conservare una parvenza di credibilità e stipano esseri umani come bestie in spazi che esplodono di degrado e di sofferenza e che diventano inevitabilmente teatro e istigazione alla violenza e alla delinquenza all’interno e all’esterno delle stesse strutture. Strutture nelle quali gli ospitati vengono abbandonati a se stessi e quindi facilmente portati a interagire in maniera scorretta con la gente del luogo innescando il circolo vizioso di odio che incancrenisce ogni relazione umana. Di pochi giorni fa la denuncia del consigliere Stefano Benedetti di Massa su alcuni di questi casi a Marina: strutture sovraffollate, in cui abbondano alcol, droga e prostituzione. Facendo i conti in tasca a queste strutture, specie quando i numeri degli ospiti crescono e di pari passo aumentano solo i materassi buttati in terra per farli dormire, è facile intuire che il guadagno pulito dei gestori c’è. Il costo più alto delle case di accoglienza sono gli operatori che sono anche quelli che garantiscono la miglior gestione degli immigrati ma che in molti casi si ritrovano destinati a più strutture e quindi a poter dedicare al massimo uno o due giorni a settimana per un breve giro di controllo. E questo succede con una frequenza notevole. Non si potrà parlare di business dell’immigrazione ma di certo il ritorno economico dell’opera

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