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2:23 am - mercoledì marzo 27, 2019

MASSA:Natale in casa Cupiello” al teatro Guglielmi

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Andrà in scena il 6 e 7 dicembre alle ore 21 l’opera di Edoardo De Filippo ‘Natale in casa Cupiello’

per la regia di Antonio Latella con Francesco Manetti, Monica Piseddu, Lino Musella, Valentina Acca, Francesco Villano, Michelangelo Dalisi, Leandro Amato, Giuseppe Lanino, Maurizio Rippa, Annibale Pavone, Emilio Vacca, Alessandra Borgia; drammaturga del progetto Linda Dalisi; scene Simone Mannino, Simona D’Amico; costumi Fabio Sonnino; musiche Franco Visioli; luci Simone De Angelis

Di seguito gli orari della biglietteria:

domenica 4 dicembre: 9-12.30 / 15.30-19

lunedì 5 dicembre: 9-12.30 / 15.30-19

martedì 6 dicembre: 9-12.30 / 18-21

mercoledì 7 dicembre: 9-12.30 / 18-21

La Stagione di Progetti 14-15 del Teatro di Roma si addentra nel programma di attività e spettacoli del segmento Roma per Eduardo: una immersione nella lezione e nell’opera del grande maestro del nostro teatro per ricordarlo nel trentennale di un vuoto che non ci lascia orfani, ma che continua a parlarci e orientarci dalle tavole dei palcoscenici.

A restituirci la tradizione in termini di modernità e attualità della figura di Eduardo, è il nuovo lavoro di uno dei registi che marca stretto i linguaggi del teatro contemporaneo, Antonio Latella che incontra per la prima volta il teatro di Eduardo e ritorna alle sue radici napoletane con Natale in casa Cupiello. La nuova produzione del Teatro di Roma che, in prima nazionale dal 3 dicembre al 1° gennaio, porta sul palcoscenico dell’Argentina un classico, capolavoro di “amarezza dolorosa”, che il teatro di Latella reinterpreta attraversando l’eredità di Eduardo come autore, artista e personaggio, dal respiro europeo. Un’eredità che ha il suo filo conduttore nello studio e nel confronto con la tradizione alla ricerca di forme nuove, affrancate dalla riproduzione e dai condizionamenti: «per ereditare qualcosa bisogna accettare il fatto di non essere più figli ma “orfani” – commenta Latella –; solo quando accetti di essere orfano hai la capacità di ereditare e di capire cosa stai ricevendo. Succede quando smetti di parlare di te stesso e parli dell’altro, provi a esprimerti attraverso l’altro, attraverso colui che ti lascia un’eredità. Se penso al rapporto di Eduardo con la tradizione e allo spostamento dalla tradizione che ha provocato con il suo lavoro, comprendo che noi ereditiamo proprio questo spostamento».

Domina e sottende Natale in casa Cupiello, la ricerca continua di un dialogo tra lingua italiana e napoletana, non dimenticando mai il confronto tra tradizione e riforma, radici e trasformazione, origini e innovazione. Proprio nella lingua risiede l’omaggio di Latella all’ “Eduardo” artista e uomo, drammaturgo di portata europea. Mentre la conquista di quello “spostamento” dalla tradizione come eredità, si manifesta e si dispiega nella drammaturgia “visiva” che si concentra sul Presepe. L’ossessione di Luca Cupiello che chiudeva allusivamente C’è del pianto in queste lacrime, esplorazione di Latella e della drammaturga Linda Dalisi nel mondo della sceneggiata napoletana.

Il Presepe è corpo, voce, parola, sguardo, è l’animale chiuso in ogni personaggio, è il dono che ogni personaggio porta al suo Creatore. “La stella cometa non porta nessuna buona notizia, non mi interessano i buoni sentimenti. Luca Cupiello insegue la stella come le pale di un mulino a vento. Lievita in assenza di concretezza e si riduce ad un dolore fasciato di pelle e ossa; un pater fuori ruolo che parla un’altra lingua e si muove in un altro modo – annota Antonio Latella –. La stella cometa illumina un presepe dietro il quale abbiamo messo tutto quello che non vogliamo vedere o che non vogliamo accettare, mentre arrivano le feste. La famiglia e le sue relazioni interne. La casa e gli equilibri che governa. Il carrozzone da trainare per un’altra “madre coraggio”. Quello che i genitori vogliono e quello che i figli fanno, le aspirazioni degli uni e la libertà degli altri, come si dovrebbe essere e come si vuole apparire. Vuoti di senso sempre più difficili da colmare che diventano risacche di risentimento, odio, perbenismo formale diventato un abito troppo stretto per emozioni e sentimenti. E poi i parenti, i vicini, gli altri. Le generazioni si avvicendano e sono portatrici di valori diversi, distanti, inconciliabili, dagli esiti imprevedibili. Sguardi pronti a diventare giudizi e a indurci in comportamenti che qualcuno ha assunto come adeguati. Tutti sono immersi in un rituale funebre di interessi e di apparenze. Tutti sono schiavi di un dedalo di aspettative scontate, immobili come i personaggi del presepe, ma qui non ci sono nascite in vista”.

Natale in casa Cupiello ha avuto una gestazione complessa, a tappe: nasce nel 1931 come atto unico (il secondo della versione definitiva) e segna il debutto di Eduardo De Filippo con i fratelli Peppino e Titina e la loro compagnia del Teatro Umoristico. Circa un anno dopo fu aggiunto quello che sarebbe diventato il primo atto e due anni dopo ancora il testo fu completato con un terzo atto. Negli anni successivi al debutto Eduardo lo portò in scena sia nella versione costituita dai primi due atti sia in quella che includeva anche il terzo atto, versione che poi si è consolidata come quella definitiva. Eduardo ha continuato a portarlo in scena fino alla fine degli anni Settanta, e ha continuato a lavorare anche al copione, arricchendolo, modificando in alcuni punti la lingua, cambiando piccole cose, tagliando battute, ridefinendo i personaggi secondari. L’autore stesso ne curò le versioni radiofoniche e soprattutto quelle televisive del 1962, 1977 (nel 1958 la Rai trasmise lo spettacolo in diretta dall’Odeon di Milano). Nato dopo la Prima Guerra Mondiale Natale in casa Cupiello venne poi incluso dallo stesso Eduardo nel volume La cantata dei giorni pari, raccolta di suoi testi precedenti alla Seconda Guerra Mondiale, per distinguerli dai successivi raccolti ne La cantata dei giorni dispari.

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