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5:49 pm - giovedì aprile 25, 2019

MASSA: Polverizzati 60 milioni di metri cubi di Alpi Apuane

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ALLE APUANE mancano 90 milioni di metri cubi di marmo: è il dato, approssimativo certamente, di quanto l’uomo ha scavato e tolto alle nostre montagne nel corso della storia.
E non basta: il 50% di questi volumi se ne sono andati per sempre soltanto negli ultimi 60 anni. Anche utilizzando i dati più ottimistici soltanto un terzo del prodotto scavato è marmo utilizzabile, il resto sono scarti di lavorazione. Quindi, per sommaria astrazione, nella migliore delle ipotesi solo 30 milioni di metri cubi di Apuane sono diventati durante la storia dell’uomo statue oppure oggetti ornamentali, di design o architettura. Gli altri due terzi, 60 milioni di metri cubi delle nostre Alpi Apuane, sono stati trasformati in ravaneti e polvere. A chiare lettere: 60 milioni di metri cubi di Apuane sono stati polverizzati dall’uomo. Ed è solo la migliore delle ipotesi. Questo è quanto si ricava analizzando i dati presentati ieri da Massimo Coli, dell’università di Firenze, consulente cave delle Asl Toscane, durante il convegno organizzato dal Cai alla Torre Marina, valido come corso di aggiornamento degli operatori per la tutela dell’ambiente montano (Tam) e di quelli naturalistici e culturali (Nc).

Sempre stando ai dati forniti da Coli, ancora oggi l’escavazione continua a togliere circa 4,5 milioni di tonnellate all’anno di marmo e scarti di marmo e sulle nostre montagne ci sono ancora milioni e milioni di tonnellate di ravaneti che non sono stati mai rimossi. Il convegno è stato anche un momento di confronto, e di scontro, fra Riccarda Bezzi, referente ambiente del gruppo regionale Cai della Toscana e membro del direttivo del Parco delle Alpi Apuane, e il presidente del Parco stesso, Alberto Putamorsi. Ancora una volta il motivo del contendere sono stati i numeri che, quando si parla di cave ed estrazione, finiscono stranamente e inevitabilmente per fondersi e confondersi: quante le cave attive nelle aree contigue intercluse nell’area del Parco? Secondo Putamorsi sono 50 di cui 41 di marmo, 1 di cipollino e 8 di cardoso. Il convegno è servito anche a fare il punto sul piano paesaggistico della Toscana, parte del Piano di indirizzo territoriale, e almeno su questo fronte Bezzi e Putamorsi sembrano concordare: entrambi avrebbero voluto una legge meno «permissiva» sull’apertura e ampliamento delle cave in area Parco rispetto a quella che alla fine ne è scaturita. Putamorsi ha difeso a spada tratta l’operato dell’ente che presiede, sia per i controlli sia per le iniziative che porta avanti, e ha fatto delle affermazioni chiare: «Non è vero che sono contrario a chiudere le aree di escavazione. Al momento è interessato il 3% della superficie del Parco e io credo che si possa scendere anche di un altro terzo. E so che ci sono cave che gridano vendetta (uno dei riferimenti fatti da Putamorsi è alla Padulello-Biagi, durante il suo intervento), ma la mappatura del Parco è stata fatta negli anni ’90 tenendo conto delle cave allora esistenti e non delle criticità ambientali. Serve un nuovo piano estrattivo del Parco che tenga conto dell’emergenza ambientale». Queste le intenzioni espresse da Putamorsi al convegno che è poi proseguito con ulteriori interventi centrati sulle Apuane, attività estrattive e terrazzamenti, come esempio di interventi sulla montagna non impattanti sulla natura. In conculsione anche un concerto di violina e violoncello, giusto omaggio al successo della rassegna «Musica sulle Apuane». Il convegno è servito anche a presentare una prima stesura di un documento che definisca la posizione del Cai sulla questione delle Alpi Apuane, sia in relazione alle attività estrattive sia sul tema dello sviluppo del territorio. Il documento sarà sviluppato nei prossimi incontri e dovrebbe essere completato per novembre.

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